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Cosa
si nasconde dietro alla Bandiera dai 5 anelli?
Come mai una manifestazione che auspica la pace
fra i popoli, il rispetto dell’ambiente e dei
diritti umani è sponsorizzata da multinazionali
che violano costantemente tutti questi princìpi?
L’autore, dopo accurate indagini, svela i
retroscena di quella che, in tutto e per tutto, si
rivelerà come una vera e propria multinazionale,
disposta a corrompere e ad andare contro i
princìpi etici pur di vendere al meglio il proprio
prodotto: le Olimpiadi.
Attraverso le pagine di
questo libro scoprirete infatti come, ai nostri
giorni, le Olimpiadi non siano un’opportunità di
crescita e di guadagno per la popolazione che le
ospita, bensì soltanto un vantaggio economico
delle multinazionali e dei grandi gruppi
industriali che agiscono a spese del singolo
cittadino, attraverso tasse più onerose, disagi,
devastazione del territorio. Ampio spazio è
dedicato alle olimpiadi di Torino
2006 e leggendo scoprirete: chi si
avvantaggia realmente; chi ci perde; quali
sprechi si stanno facendo, quali scempi ambientali
e quali pericoli si nascondono dietro la
costruzione delle strutture.. e tante altre
informazioni che difficilmente vi giungeranno
all’orecchio dall’informazione “ufficiale”.
Roberto
Bosio è autore di diversi libri, tra cui Guida al
software libero (EMI 2005) e WTO. Dalla
dittatura del mercato alla democrazia mondiale
(insieme a Monica di Sisto e Alberto Zoratti,
EMI 2005).
Olimpiadi
di Torino 2006 Articolo scritto da Roberto Bosio tratto dal suo libro e
pubblicato nel numero 5 de
ilCONSAPEVOLE in uscita a fine gennaio
2006
Le
olimpiadi di Torino 2006 sono vicine. Ma quanto ci
costano? Difficile dirlo. Nel 1998, il Governo
Italiano si era impegnato a spendere 1.091
miliardi delle vecchie lire, che erano diventati
oltre 2.000 alla fine del 2002. Ora siamo arrivati
a superare i 2 miliardi di euro. Per fare qualche
paragone, questi soldi rappresentano più del 10%
della manovra finanziaria 2004. E probabilmente il
bilancio consuntivo sarà ancora più pesante. Alla
vigilia dei Giochi di Atene la fattura aveva
raggiunto la cifra record di 6 miliardi, diventati
9 un anno dopo - come ha ammesso il ministro delle
finanze greco.
Care
eredità e soldi spesi
male
Torino
dopo le olimpiadi erediterà un palasport per
l’hockey (costo 86,82 milioni di euro), un
palasport per il pattinaggio di velocità (costo
62,13 milioni di euro), uno stadio del ghiaccio
(costo 47,46 milioni di euro) ottenuto dalla
ristrutturazione dello storico “Palazzo a vela”, e
due palaghiaccio (costo 22 milioni di euro). Tutte
queste strutture andranno mantenute al costo di
alcuni milioni di euro all’anno, in una città dove
sorgono già: l’enorme area del Lingotto Fiere, lo
stadio delle Alpi e il Comunale, il palasport
Ruffini, il Palamazda, e l’enorme, inutilizzato
Palazzo del Lavoro.
L’impianto per bob, slittino e skeleton di Cesana Torinese (costo 61,45 milioni
di euro), secondo le stime del sindaco, dovrebbe
avere un costo di gestione di circa 300.000 euro
l’anno (in un bilancio comunale di circa 2 milioni
di euro), mentre i trampolini per il salto di
Pragelato (costo 34,28 milioni di euro) sono stati
costruiti in un’area che ricade all’interno (e a
ridosso) di aree protette. E così ai deficit di
gestione dell’impianto – difficile pensare
diversamente, visto che questo sport viene
praticato solo in tre regioni dell’Italia
orientale - bisognerà aggiungere i danni per i
turisti verdi allontanati dalla vista del fianco
di un bosco reso irriconoscibile da colate di
calcestruzzo.
Buoni
consigli non seguiti
Anche
da un punto di vista economico sarebbe stato
saggio seguire i consigli delle organizzazioni
ambientali, che già nel 1999 dicevano che “gli
eventuali nuovi impianti” dovevano essere
“progettati prioritariamente come strutture
temporanee, che permettano e garantiscano il
ripristino dell’habitat”. Qualche esempio in
passato avrebbe potuto servire da modello.
A Lillehammer, ad esempio, è stato costruito un
villaggio olimpico provvisorio consistente in 200
chalet di legno. Oppure si potevano localizzare
queste gare negli impianti fatti per i giochi di
Albertville – com’era stato chiesto da più parti.
Bastava ammodernarli per avere le gare a
200
chilometri da Torino, in
pieno spirito europeo, e nel solco nel
tradizionale legame tra Torino e la
Savoia (del resto Torino non era
forse la capitale della Savoia fino al 1859?).
I
“vincitori” di Torino 2006
Comunque
vadano, c’è già chi ha vinto i suoi Giochi. Come
il Comitato Olimpico Internazionale (CIO),
l’associazione privata che detiene tutti i diritti
relativi alle Olimpiadi (compreso il simbolo dei
cinque cerchi). La vendita dei diritti di
trasmissione per Torino 2006 frutterà 833 milioni
di dollari – contro i 1.476 milioni di dollari di
Atene 2004. Un altro imponente fiume di denaro
viene dal programma TOP: 11 multinazionali, in
cambio del titolo di sponsor olimpici ufficiali,
hanno pagato, nel triennio 2001-2004, 603 milioni
di dollari.
Il CIO non si è mai chiesto se questo
fiume di denaro provenisse da attività che fossero
in accordo con i valori di pace, fratellanza,
dignità umana e rispetto dell’ambiente, così
spesso sbandierati dal movimento olimpico. Per
questo tra gli sponsor dei Giochi troviamo
la General
Electric, che da mezzo secolo
arma la “difesa” americana e ha un notevole giro
d’affari per la “ricostruzione” dell’Iraq: stando
a quanto dichiarato dal portavoce della società
potrebbe arrivare ai 3 miliardi di dollari.
E
la General
Electric è in buona compagnia.
La Eastman
Kodak appare nell’elenco di 150
industrie che hanno contribuito ai programmi
militari iracheni durante il governo di Saddam
Hussein, ed è la principale responsabile
dell’emissione di diossine e di altre sostanze
inquinanti dello stato di New York.
La
Chevron-Texaco è al centro di un
disastro ambientale devastante. Tra il 1964 ed il
1992, una sua filiale ha devastato la città di
confine di Lago Agrio e le aree circostanti nei
pressi dell’Amazzonia ecuadoriana, riversando
oltre 85 miliardi di litri di rifiuti altamente
tossici in un’area di oltre 2.000
miglia quadrate.
Tra i
vincitori ci sono anche quelli che chiudono le
fabbriche e riescono a trovare nuovi utilizzi
“produttivi” per aree industriali dismesse –
grazie alle risorse pubbliche –, com’è avvenuto
per il cosiddetto “Distretto Olimpico”, una
vastissima area vicina al Lingotto. O le imprese
che hanno costruito gli impianti e le
infrastrutture olimpiche.
Gli
“sconfitti” di Torino 2006
Chi
ci perde sono invece le 40.000 famiglie a rischio
povertà, e le 2.000
in grave disagio che abitano
a Torino e nella sua cintura. L’aumento del debito
pubblico causato dai Giochi potrà influire
pesantemente sulla spesa pubblica in campo
sociale.
Domani ci saranno i soldi per le domande
comunali di contributi per l’affitto (in quattro
anni sono triplicate, passando da circa
3.800 a
oltre 13.000)? Quali risposte si potranno dare
alla crescita degli sfratti per morosità (hanno
superato la soglia dei 700 al mese), al crescente
consumo di antidepressivi e ansiolitici, o più in
generale alla povertà, aumentata del 33% in 4
anni? Quanta parte delle magre risorse dei poveri
finirà per essere sottratta dall’aumento delle
tasse che servirà a pagare le Olimpiadi?
E poi gli
investimenti realizzati in zone così limitate
hanno un forte impatto sul mercato immobiliare.
Come a Barcellona – dove i costi delle abitazioni
nuove e di quelle già esistenti sono cresciuti,
tra il 1986 ed il 1992, rispettivamente del 240 e
del 267% –, anche a Torino comprare o affittare
una casa è diventato un affare difficile per chi
non ha solide disponibilità finanziarie.
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