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In questi giorni
di rinnovata e virulenta propaganda bellica, è molto più
attuale dei recenti sproloqui di certi barackati che
scambiavano la presidenza Obama per l'Era dell'Acquario.
Ciò che rende PKD così profetico è la capacità di vedere il
suo presente, di indagarne le radici, e il coraggio di
svelarne così le conseguenze future. Come un profiler che,
compreso il modus operandi di un serial killer, è in grado
di prevederne le prossime vittime. Corea, Jugoslavia, Iran.
E alla fine, anche qui.
Periodicamente, dalla broda delle chiacchiere letterarie,
riaffiora come un pezzo di lesso stoppaccioso la polemica
contro la ''SF pessimista''. E' un argomento bollito, cioè
che bolle, da decenni: critiche identiche a quelle che
circolano oggi furono mosse già negli anni '50 agli autori
della corrente sociologica della Golden Age. Un PKD allora
ventisettenne rispose ribadendo il diritto/dovere degli
scrittori a scrivere responsabilmente di ciò che vedono, e
sentono, senza che si pretenda che fingano di non vederlo.
Queste alcune delle sue considerazioni:
'Se uno scrittore di SF attualmente rispecchia questo senso
di rovina fa semplicemente il proprio dovere di scrittore
responsabile. Se uno scrittore sente che il rumore di
sciabole e il rullare di tamburi di questi giorni possono
condurre il mondo alla guerra, non ha scelta, è costretto a
comunicare questa sua impressione nei suoi scritti, a meno
che non scriva per puro profitto, nel qual caso non comunica
mai le proprie impressioni, bensì soltanto quelle che
ritiene commercialmente accettabili. Tutti gli scrittori
responsabili sono stati in qualche misura involontari
profeti di sventura, perché la sventura è nell'aria, ma gli
scrittori di SF ancora di più, perché la SF è sempre stata
un genere di denuncia.
(...) Tutti considerano piacevoli gli esercizi di
immaginazione e logica, mentre le storie catastrofiche
mirano ad attirare l'attenzione sulla realtà. E questa
attività non è mai stata molto popolare.''
PKD continuava auspicando una narrativa SF non solo capace
di suscitare consapevolezza del pericolo, ma di immaginare e
suggerire anche strategie di sopravvivenza e di resistenza,
sfuggendo al monotono nichilismo assoluto.
Poi concludeva così:
''Il nostro attuale continuum sociale si sta rapidamente
disintegrando: se non sarà la guerra a devastarlo, si
corroderà a poco a poco.(...) Eludere il tema della guerra e
del regresso culturale è irrealistico e, oltretutto,
irresponsabile.
Queste voci naif mirano soltanto a vendere. Non dovrebbero
riuscire a ingannare chi legge i giornali.''
Oggi che chi guarda i TG viene ingannato più che mai, di SF
''pessimista'' c'è più che mai bisogno. Quella SF capace di
raccontare la realtà meglio di qualsiasi realismo, la SF che
indaga il nostro presente, l'unica in grado di prevedere il
nostro futuro.
Citazioni da
''Pessimismo e Fantascienza'' - 1955, incluso nella raccolta
''Mutazioni'' (''The Shifting realities of Philip K. Dick''-
1995) a cura di Lawrence Sutin.
Pubblicato in Italia da Feltrinelli. |