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E
confrontate il suo curriculum con Manlio Strano, autore di
saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento
interno del Consiglio dei ministri, appena nominato dal
governo consigliere della Corte dei Conti. Manlio Strano,
dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è diventato
segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso aprile. La
sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia, il top
della carriera pubblica. E indovinate qual è la qualifica
della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore generale. E
la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei sono state
graziosamente elevate al rango di superdirigenti generali
anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria Serena
Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche per
la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene
invece l'agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.
Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui
ci si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del
Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza
incarichi operativi che passano il tempo conducendo
improbabili studi, mentre si continua a imbarcare nuovi
assunti con pingui stipendi e striminziti curriculum.
Secondo i dati che "L'espresso" è riuscito a reperire, a
palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più
di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione
del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori
controllo.
La corte dei miracoli
La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai
inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi
280 milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni,
nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che
finanziano le strutture che sono proliferate sotto il
governo Berlusconi tra uffici di diretta collaborazione (23)
e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza
portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19.
Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le
cosiddette "politiche attive" dei dipartimenti, a cominciare
dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato
2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal
funzionamento dell'apparato, degno di una corte barocca.
L'organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra
uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico,
militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario
generale che assicurano il funzionamento della macchina
(bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli
immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben
dieci ministri. Senza contare la miriade di comitati e
commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si
ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso
apparato che le spese hanno toccato la cifra record del
2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che
potrebbe segnare un nuovo primato.
Si va in scena
Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia
attento alla cura della propria immagine. Non a caso
organizza le sue uscite cercando di sfruttarle al meglio a
fini televisivi. Quello che i cittadini ignorano è quanto
questo costi alle casse di Palazzo Chigi. Per cominciare, il
Cavaliere ha reclutato all'interno di una propria struttura
("ufficio del presidente") due personaggi con il compito di
curare i suoi "eventi": Mario Catalano, idolo dei cultori
del porno soft per essere stato lo scenografo di "Colpo
Grosso", il primo spettacolo tv davvero scollacciato degli
anni '80, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest,
cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco
rassicuranti (vedi box nella pagina accanto) che come
responsabile dell'immagine del premier lo precede preparando
il "set" e bonificandolo persino dalle presenze sgradite.
Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di
dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche
del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le
spese. Qualche perla tra le tante. Il 29 settembre,
l'Aquila, consegna di qualche centinaio di appartamenti ai
terremotati in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto
un rigido programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso,
poi consegna delle chiavi a tre famiglie.
Il tutto, naturalmente, sotto l'occhio delle telecamere che
lo seguono passo passo grazie a un set attrezzatissimo.
Attrezzatissimo ma anche molto costoso. Stando ai preventivi
della "D and di lighting & truck", di cui "L'espresso" è
entrato in possesso, la fornitura comprende tra l'altro
telecamere, maxischermi, impianti elettrici e di
illuminazione, e persino «tre personal computer completi di
pacchetto office» al costo di 1.500 euro, cioè 500 euro a
computer. Uno pensa: computer acquistati. Macché: i 1.500
euro sono il costo del noleggio, ben 500 euro a pc per sole
48 ore. Una follia che contribuisce allo scandaloso costo
finale dell'"operazione case": oltre 300 mila euro, cifra
con la quale si potevano costruire altri sei di quegli
appartamenti da 50 metri consegnati quel giorno ai
terremotati. E quella abruzzese non è la sola prestazione da
vertigine della "D and di". Da mettemettere in bilancio per
il 2009 ci sono anche gli oltre 110 mila euro delle
attrezzature noleggiate per la cena in onore del Keren
Hayesold United Israel appeal (agenzia internazionale che
raccoglie fondi per sostenere Israele) a Villa Madama il 3
novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l'impianto
audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe
appositamente attivata per «seguire il presidente durante
l'evento» e altri 700 euro per una sola «telecamera fissa su
cavalletto da posizionare fronte president». Come pure i
costi per l'incontro organizzato sempre a palazzo Madama il
6 maggio con gli industriali de "L'Italia del fare": quella
cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila euro.
Secondo quanto risulta a "L'espresso", dal suo insediamento
(maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17 mesi, la
gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è costata
quasi 5 milioni di euro: un'enormità a confronto dei 150
mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse
esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo. Ma così vanno
le cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria
nessuno riesce a mettere becco.
Miracolo in busta paga
Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e
viene alimentato dal ministero dell'Economia attraverso un
apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza
per fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano
a crescere anno dopo anno: 202 milioni nel 2005, 229 l'anno
successivo, 237 nel 2007, oltre 246 nel 2008. Le ragioni
dell'escalation? L'inarrestabile lievitare degli organici
che non conosce tregua. All'inizio erano previste 3.063
persone: 368 dirigenti e 2.695 impiegati. Oggi al lavoro ne
risultano invece ben 4.542. Con una particolarità: il numero
esorbitante dei "comandati", cioè il personale chiamato da
altri ministeri o amministrazioni pubbliche, che ormai sono
1.600 unità. La ragione di questa esplosione sta nel fatto
che la presidenza, da semplice organo di coordinamento
dell'attività di governo si è trasformata in un contenitore
di sottosegretariati e ministeri senza portafoglio che hanno
comportato l'istituzione di dipartimenti e staff. Risultato?
Non potendo nemmeno assumere per concorso per il blocco
imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita di
comandati- raccomandati la cui presenza in molti casi va
avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità
rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari
comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano (Frosinone).
Per non parlare
poi dei militari e degli agenti di ogni arma e grado: 370 in
tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati
avuti da "L'espresso". Quando si parla di potenziare la
lotta al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono
il ritorno sulle strade di questi "comandati". Ma l'impresa
è difficilissima: l'impiego a palazzo Chigi è infatti molto
ambito. Merito dell'"accessorio" che compensa in busta paga
la flessibilità degli orari e la reperibilità anche nei
giorni festivi: per un funzionario di categoria A consente
di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro fino ad
altri mille euro lordi. Così come appetibili sono anche gli
stipendi dei dirigenti il cui top - incluse tutte le voci -
arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi l'anno.
Tra le eccezioni, il capo dipartimento della Protezione
civile Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che
arriva a 280 mila e il segretario generale Manlio Strano che
grazie all'indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro
lordi.
Questi i compensi più alti. Ma ottima è anche la
retribuzione di Antonio Ragusa, ex generale dei carabinieri
e dei servizi segreti, che dopo essere stato pensionato è
stato riassunto dalla presidenza del Consiglio con un lauto
contratto (184 mila euro lordi) come capo del dipartimento
per le Risorse strumentali. Così come dalla pensione sono
stati riesumati Carlo Sica, ex vicesegretario generale di
Palazzo Chigi, titolare di una consulenza da 40 mila euro, e
l'ex dirigente Giancarlo Bravi collocato invece alla
struttura di missione sui 150 anni dell'Unità d'Italia (139
mila euro).
Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo
non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire
incarichi agli estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo
che prevale non solo per i compiti dirigenziali. L'esempio
viene proprio da Berlusconi. Il suo "ufficio del
presidente", composto da 45 persone, ne ha oltre 20 assunte
dall'esterno. A parte la Brambilla, Catalano e Gasparotti,
nel conto ci sono pure i due segretari-deputati Sestino
Giacomoni e Valentino Valentini (a Palazzo Chigi assicurano
che a loro spetta solo un rimborso spese), per non parlare
del fotografo personale Livio Anticoli, l'ex ministro
Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di personaggi
sconosciuti le cui occupazioni potrebbero sicuramente essere
svolte dal personale interno.
Missione continua
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli
altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che
continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche
la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate
oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.
Una deriva di cui si è accorta anche la Corte dei Conti che,
non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio
autonomo, una stangata alla presidenza l'ha comunque
rifilata passando in rassegna le "strutture di missione", un
altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati
di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne
esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e
puntualmente riconfermati.
La struttura di supporto alla delegazione governativa per la
realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata
varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata
da Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel
2008, per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della
struttura dedicata all'e-government, ancora oggi in vita,
per non parlare dell'unità strategica per la comunicazione
sull'attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come
dirigente generale c'è il giornalista Fabrizio Ravoni). E
come giudicare la struttura per il rilancio dell'immagine
dell'Italia, l'altra per cogliere le "opportunità delle
Regioni in Europa" o quella che istituisce la segreteria
tecnica dell'Unità per la semplificazione, un apparato nel
quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti
assunti all'esterno con contratti di collaborazione?
Conclusione della Corte: «Le strutture di missione non
sempre presentano i requisiti peculiari dell'istituto, e
cioè specialità delle funzioni e temporaneità ». Una
politica dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti
fortunati che continuano a sbarcare in presidenza con il
massimo delle qualifiche.
Tutti generali
Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la
vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva
informazioni ai partecipanti dell'assemblea federale della
Padania all'ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo
invece nel cuore dello Stato come direttore generale del
ministro Calderoli. Un miracolo toccato pure a Cristina
Cappellini che nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti
per il comitato organizzativo del parlamentino del Nord.
Lei, adesso, è addirittura capo del settore legislativo del
ministero per le Riforme di Umberto Bossi. Nemmeno i
giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a Palazzo
Chigi ottengono spesso il massimo dei gradi. Come Marco
Antonio Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del "Giornale",
impiegati nell'ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti;
oppure come Fabrizio Carcano, redattore della "Padania" e
ora capoufficio stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni,
inviato del Tgr Puglia, approdato al ministero per gli
affari regionali del conterraneo Raffaele Fitto. Anch'essi
assunti come direttori generali.
Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito
anche per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli
uffici del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti
i deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice
Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio
Vazio, ex ufficio stampa di Fi, l'ex portavoce di Carlo
Azeglio Ciampi Paolo Peluffo, che dopo essere sbarcato alla
Corte dei Conti riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro;
e il generale della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12
mila euro) comandante della scuola dell'Aquila.
Per grazia ricevuta
Ma nella corsa all'elargizione degli incarichi che pesano
sul bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi
colleghi ministri senza portafoglio, non si risparmia
neanche l'ammazza-fannulloni Brunetta (tra i suoi consulenti
i parlamentari Cinzia Bonfrisco, Maurizio Castro e l'ultras
berlusconiano Giorgio Stracquadanio). Che ha inserito molti
amici nei ranghi della presidenza. Come gli affiliati alla
sua associazione Freefoundation. Se chiamate però al numero
telefonico del think tank vi risponde il centralino dello
studio del commercialista Canio Zampaglione che oltre ad
essere presidente dell'associazione è anche presidente del
collegio dei revisori dei conti dell'Agenzia per
l'innovazione, guarda caso sottoposta all'autorità di
Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi, vicepresidente di
Freefoundation, risulta invece consulente sempre da Brunetta
(45 mila euro il suo compenso). Idem altri due membri come
Davide Giacalone, nominato esperto a 40 mila euro, mentre
Stefania Profili, che Brunetta aveva avuto come segretaria
nella sede nazionale di Forza Italia, con la stessa mansione
è stata nominata dirigente generale al ministero. E non è
finita. Perché tra le file degli esperti di Brunetta, oltre
all'ex ministro Gianni De Michelis (13 mila euro) c'è pure
Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo per essere
stato sindaco di Ravello, località nella quale Brunetta ha
preso casa.
Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari
opportunità, si dà molto da fare per incrementare
l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e
consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle
giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare
a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165
mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma
anche al collegio elettorale campano: Antonio Mauro Russo,
segretario organizzativo provinciale del Pdl di Salerno,
città natale del ministro, ha una consulenza da 28 mila euro
e il compito di curare i collegamenti con il territorio.
Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila euro) come
adviser per le materie giuridiche ma, in quanto avvocato del
Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per patrocinare
alcune cause che gli stanno particolarmente a cuore contro
Sabina Guzzanti e il quotidiano "la Repubblica". Altro caso
da manuale, infine, quello del ministero del Turismo, regno
di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva tentato
la strada della tv nella trasmissione di Canale 5 "Misteri
della notte". A tenerla a battesimo fu il curatore del
programma Cesare Medail. Ma l'esordio si rivelò un fiasco.
Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però
dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto
al Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato
come direttore della "Tv delle libertà", fallimentare organo
dei suoi omonimi circoli.
I quali confezionavano anche un "Giornale delle libertà",
nel quale spiccava come consulente editoriale una vecchia
gloria del giornalismo come Vittorio Bruno. Naufragati i
circoli, la Brambilla ha ripescato anche lui con un compenso
di 70 mila euro lordi. Una goccia nel mare magnum delle
super spese della presidenza. |