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IL DITTATORE DEI CATACLISMI
E DEI GRANDI EVENTI
Sia perché provengono da varie
fonti, ministeri e tabelle sia perché l’attuale direttore e dittatore della
Protezione civile li può spendere come vuole, esentato da ogni autorizzazione,
norma e rendiconto. Persino i servizi segreti, dotati di una “gestione fuori
bilancio” hanno certi obblighi di trasparenza che lui non ha.
Anche le ambizioni di Bertolaso e il suo
proverbiale caratteraccio non hanno limiti. Da qui lo scontro
con Governo e Farnesina, l’affermazione che volessero
portargli via i 42 milioni di euro raccolti dai privati per il
terremoto asiatico: un’accusa che ha raggelato Fini, Letta e
lo stesso Berlusconi. E quindi a Palazzo Chigi sussurrano che
Bertolaso si sta facendo terra bruciata attorno.
Lui
era un qualsiasi camice bianco, un medicuccio che lavorava nel
terzo mondo a stipendio della Farnesina. Arrogante e
litigioso, venne licenziato dopo un litigio con l’allora
direttore generale della cooperazione Paolo Galli e, passato
all’Unicef , ebbe anche uno scontro con il ministro degli
esteri dell’Ulivo Lamberto Dini. Sembrava professionalmente
morto. Ma nella seconda repubblica povera e stracciona, che
non ha perduto i vizi clientelari della prima, basta poter
gestire quattro soldi per diventare qualcuno. Figurarsi quando
non devi renderne conto a nessuno.
Ed ecco la fortuna
del nostro uomo esplodere con l’arrivo di Berlusconi e Letta a
Palazzo Chigi, grazie allo scandalo Arcobaleno degli aiuti
all’Albania (imputato al governo D’Alema), che aveva travolto
l’agenzia della protezione civile diretta dal prof. Franco
Barberi. Fulmineamente, con decreto governativo del 7
settembre 2001, il Cavaliere scioglieva l’agenzia e
riunificava la materia in un dipartimento accorpato nella
Presidenza del consiglio, mettendoci Bertolaso come direttore,
teoricamente sotto l’alta guida dello stesso capo del governo.
Quel salto di qualità veniva sponsorizzato proprio da Gianni
Letta.
Il motivo di tanta attenzione da parte del
Berlusca verso possibili terremoti e cataclismi è presto
spiegato. Il decreto sulla protezione civile stabiliva anche
che era compito della stessa occuparsi dei cosiddetti “grandi
eventi”, cerimonie di Stato, vertici internazionali, raduni di
massa. Con raro eclettismo, il medico Bertolaso passava
teoricamente dalle dissenterie alle alluvioni e persino alle
parate dei capi di stato. Come accadde con lo storico vertice
Nato-Russia di Pratica di Mare del 2002, che fu gestito
appunto dalla protezione civile.
In quell’occasione,
secondo una teoria circolante a Palazzo Chigi, Berlusconi
sperimentò il gran vantaggio di poter disporre della magica
firma dell’ex medico, che permetteva di applicare ai grandi
eventi l’assoluta discrezionalità di spesa, acquisti, appalti
e requisizioni riservata alle emergenze nazionali. E così,
evento dopo evento, la protezione civile è diventata il
gestore ufficiale del vertice Fao nel 2002, del semestre
italiano di presidenza europea nel 2003, della firma in
Campidoglio della Costituzione europea nel 2004. E ogni volta
i fondi erogati dal Tesoro sono stati spesi senza preventivi,
regole e autorizzazioni, reclutando in tutta tranquillità
architetti, studi professionali e ditte guarda caso del giro Fininvest.
Berlusconi ha scoperto la lampada di
Aladino e Guido Bertolaso è stato il suo genio silenzioso per
oltre tre anni, sempre pronto a firmare, salendo di influenza
e di pretese ma accrescendo l’arroganza, le invidie e i nemici
occulti. Fino all’improvvisa furia contro ignoti, gratuita e
fantozziana. Perché nelle ore successive alla catastrofe l’ex
medico era già corso da Berlusconi, ottenendo subito
l’ordinanza che gli affidava la gestione dei fondi privati
raccolti attraverso i gestori telefonici. E nessuno avrebbe
potuto portarglieli via. Mentre quelle incomprensibili
insinuazioni lanciate attraverso i giornali hanno turbato
l’opinione pubblica e danneggiato all’estero l’immagine del
Paese.
L’interpretazione corrente è che Bertolaso,
innervosito da qualcosa, abbia voluto inutilmente riaffermare
la propria forza, sovra esponendosi e attirando l’ostilità
definitiva dei diplomatici, del capo della CRI Maurizio
Scelli, delle ONG e dando molto da pensare al Cavaliere e a
Gianni Letta, che fin qui l’avevano aiutato e sopportato.
Esiste in ogni espansione del potere un limite tecnico che i
dilettanti non riescono mai a cogliere, commettendo
quell’errore di presunzione che li perderà.
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