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La svolta a
sinistra presa dal governo dopo l'elezione del "vescovo
rosso" gli ha fatto progressivamente perdere l'appoggio
politico di cui godeva in Parlamento e che era stato
soltanto funzionale a liberare il paese da decenni di
dominazione del Partido Colorado. Alleati strategici di
Franco, in quest'opposizione che potrebbe scaturire, come
avvenuto in Honduras in un "golpe istituzionale", sono il
presidente del Senato Miguel Carrizosa e il politico ed ex
generale Lino Oviedo, controverso personaggio accusato di
aver realizzato in passato due colpi di stato, massacri
contro alcuni civili e l'omicidio di un vicepresidente,
attualmente alla testa del partito di destra UNACE.
Come già avvenuto in Honduras, anche in Paraguay i settori
più conservatori della società, rappresentati dai
latifondisti, da una classe politica e dirigenziale corrotta
e spesso legata al narcotraffico, dal settore
imprenditoriale, sono preoccupati per la decisione del
presidente Lugo di aderire all'Alba, l'Alternativa
Bolivariana per le Americhe. Ma non solo. Sono tante le
riforme che il governo sta cercando di realizzare con non
poche difficoltà, come rendere gratuite sanità ed
educazione, attuare una Riforma Agraria, liberarsi
progressivamente della presenza delle forze militari
statunitensi e programmare una riforma costituzionale che
renda possibile la realizzazione in tempi brevi del progetto
sociale riformista in favore dei più deboli ed emarginati.
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Gli
Stati Uniti dal canto loro non possono che vedere
con preoccupazione crescente il nuovo scenario che
si profila all'orizzonte: un paese strategicamente
importante (anche per le immense risorse idriche di
cui è ricco) come il Paraguay, nel cuore
dell'America latina, che lentamente sfugge al loro
controllo e che ha intenzione di "restare un paese
sovrano" come ha dichiarato in una recente
intervista il ministro degli Esteri Héctor Lacognata,
che ha respinto la proposta statunitense di inviare
nel paese 500 soldati in cambio di 2,5 milioni di
dollari da destinarsi per la costruzione di
infrastrutture e per attrezzature e spese mediche
per le comunità più isolate de paese, nell'ambito di
un progetto di cooperazione che prende il nome di
Nuevos Horizontes 2010. L'ambasciatrice statunitense
ad Asunción, Liliana Ayalde ha detto che si è
trattato di un "duro colpo" se si pensa che si sta
parlando "dell'educazione di circa 600 bambini, di
assistenza medica per 19mila persone delle comunità
povere e di assistenza odontoiatrica per altre
3600."
Il
Paraguay di Lugo, che aderisce all'Unasur, l'Unione
delle Nazioni Sudamericane, non può non far proprie
le inquietudini dell'America latina integrazionista
rispetto alla crescente presenza militare degli
Stati Uniti nella regione, testimoniata anche dal
recente accordo statunitense con la Colombia per la
costruzione di 7 nuove basi militari nel paese
andino. La presenza di 500 militari americani è
stata pertanto giudicata inopportuna da Palacio de
López, la sede del governo ad Asunción e Lacognata
ha tenuto a ribadire a coloro che lo accusano di
essere portatore di posizioni estremamente
ideologizzate, che il suo ruolo è quello di
mantenere l'autonomia di un paese che deve restare
sovrano. "Non possono venire medici civili a
realizzare gli interventi? Non possono venire civili
a costruire le scuole?" si chiede il ministro.
"Quello che vogliono fare gli Stati Uniti nel nostro
paese non è una politica sociale, nel migliore dei
casi è carità" ha detto. A voler essere buoni. |
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Perchè quello che gli Stati Uniti vogliono fare in Paraguay
è quello che fanno molto più sfacciatamente in paesi zerbino
quali ad esempio la Colombia. Si chiama tattica o strategia
in una regione nella quale trovano sempre minori spazi
all'interno della sempre maggiore coesione e integrazione
economica e politica, ma soprattutto strategica (e in un
prossimo futuro probabilmente anche militare) che si sta
organizzando in America Latina.
Salvo la Colombia, il Perú e in parte il Cile, in America
del Sud sembra veramente che il "cortile" non abbia più
intenzione di rimanere tale.
Segnali preoccupanti fanno tuttavia pensare che i "falchi"
del Nord stiano riorganizzando forze e mezzi. Le fragili
democrazie come quella del Paraguay farebbero bene a
stringere alleanze più solide ma soprattutto a rafforzare
gli appoggi interni che, come il caso dell'Honduras ha
insegnato, non possono essere più soltanto quelli
realizzabili sul piano istituzionale e politico, con alleati
dell'ultima ora inaffidabili e corrotti o corruttibili, ma
devono necessariamente partire da un ampio consenso della
base e dei movimenti sociali del paese, dei movimenti
indigeni e delle donne. Quelli che come è avvenuto in
Honduras hanno anche, e non è solo enfasi, veramente dato la
vita per il ritorno del loro presidente legittimamente
eletto.
Per
completare il quadro della situazione, aggiungo un link
all'interessante intervista realizzata per il programma "Carbono
14" della Radio Nacional Argentina di Buenos Aires dai
giornalisti Pedro Brieger (PB), Eduardo Anguita (EA) e
Miriam Lewin (ML) al senatore paraguaiano del Partito
Liberale Radicale Autentico (partito della coalizione di
governo che è però diviso internamente sul tema della
possibile destituzione di Lugo) Alfredo Luis Jaeggli,
presidente della commissione finanze e della bicamerale
sulla legge finanziaria, sul giudizio politico cui potrebbe
essere sottoposto il Presidente. Tale processo viene
indicato come un golpe velato per delegittimare la linea
politica e bloccare le iniziative del capo di Stato dopo
solo un anno e mezzo dalla sua elezione, ottenuta con la
maggioranza relativa del 41% dei voti, il 10% in più
rispetto alla candidata del Partido Colorado, Blanca Ovelar.
Nonostante il giudizio politico sia previsto dalla
costituzione, risulta essere una prassi piuttosto inusuale
nelle repubbliche presidenziali e fortemente soggetta a
interpretazioni strumentali oltre che all'umore cambiante
delle coalizioni di partiti:
http://pedrobrieger.blogspot.com/2009/12/entrevista-al-senador-del-partido.htm
Nell'intervista il senatore sostiene che in Paraguay con
questo presidente non sarà possibile attuare la
modernizzazione che, secondo lui, Menem attuò in Argentina e
altri governi hanno realizzato in tutti gli altri paesi
dell'America Latina, mentre giudica il processo boliviano
come un'involuzione della modernità. Inoltre il senatore
Jaeggli reputa legale il golpe perpetrato in Honduras il
giugno scorso dato che il presidente Zelaya, cacciato dal
paese in pigiama dai militari sostenuti da una fazione del
suo partito e da associazioni di imprenditori,avrebbe
tradito lo spirito liberale del suo mandato per aderire al
Socialismo del Secolo XXI di Chavez. Per il caso paraguaiano
si adducono ragioni soggettive e strettamente politiche per
poter iniziare un giudizio politico e non giuridico contro
un presidente che non starebbe modernizzando il paese come
alcuni parlamentari vorrebbero e che quindi potrebbe essere
defenestrato in base a una qualche interpretazione della
costituzione, da verificarsi, come sempre, a posteriori.
Audio dell'intervista disponibile qui:
http://www.radionacional.com.ar/audios/el-senador-del-partido-liberal-habla-sobre-fernando-lugo-y-los-presuntos-planes-de-derrocamiento-en-paraguay.html
Rifrazioni
dell'articolo e presto l'intervista tradotta in italiano
anche su:
http://www.annalisamelandri.it/dblog/
e
http://lamericalatina.net |