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Dopo le fasi di sviluppo e pre-industrializzazione il
Governo chiede al Parlamento un semplice parere per passare
alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF
completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico
iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (4
aereoporti ed 1 portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di
euro nel periodo 2009-2026. A ciò va aggiunta la
realizzazione sul suolo nazionale, a Cameri (Novara) di un
centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e
modifica dei velivoli italiani ed olandesi al costo di 605,5
milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese
va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di
sviluppo, arriviamo così a quasi 15 miliardi di euro.
Il progetto è faraonico. Il Joint Strike Fighter (JSF) è un
aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di
operare alla velocità del suono, ma con velocità di crociera
subsonica. E’ ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi
per l’attacco) ed ha due stive interne per le bombe che
possono essere anche di tipo nucleare. E’ un velivolo di
tipo stealth, cioè a bassa rilevabilità da parte dei sistemi
radar e di altri sensori. L’aereo assolve un ampio ventaglio
delle funzioni operative dell’Aeronautica Militare e della
Marina Militare, ed andrà a sostituire gli AV-B della
componente imbarcata della Marina e gli AM-X ed i Tornado
della componente aeronautica.
Capofila del progetto sono gli Stati Uniti e vi partecipano
altri 8 paesi: Regno Unito al primo livello, Italia ed
Olanda al secondo livello, Turchia, Canada, Australia
Norvegia e Danimarca al terzo livello. La ditta capocommessa
è l’americana Lokheed Martin Aero. L'impresa italiana
maggiormente coinvolta è l’Alenia Aeronautica. La Difesa
parla di un indotto da 10.000 posti di lavoro, ma è puro
marketing. Per gli Stati Uniti quello del JSF è il programma
più costoso della sua storia militare. Infatti il costo
complessivo si dovrebbe aggirare intorno ai 275 miliardi di
dollari (all’inizio erano 245 miliardi di dollari). Il costo
unitario è già salito da 37/47 milioni di dollari in base al
modello, a 50/70 milioni di dollari ma nessuno giura su
queste cifre; il costo reale, secondo alcuni si saprà solo
quando si dovrà pagare. C’è chi parla di un costo unitario
finale molto vicino ai 100 milioni di dollari. Il Pentagono
allo stato attuale spenderà 12 miliardi di dollari l’anno
per i prossimi 20 anni.
Passando dagli Stati Uniti all'Olanda la preoccupazione (per
i conti pubblici) per il programma JSF è molto forte.
Secondo la Corte dei Conti olandese tra il 1996 ed il 2006 i
costi sono cresciuti dell’80% e per questa ragione i vari
organismi di controllo (dei paesi interessati) preoccupati
da questi dati hanno stabilito di ritrovarsi ogni sei mesi
per verificare l’andamento del progetto. A queste riunioni
non risulta abbiano mai partecipato i rappresentanti della
Corte dei Conti italiana.
I fautori del JSF affermano che non ci sono incompatibilità
con il progetto europeo dell’Eurofighter perché il primo è
un cacciabombardiere ed il secondo un caccia. Ma
l’incompatibilità evidentemente è economica, visto che
l’Italia ha chiesto al Consorzio dell’EFA di calcolare il
costo di una revisione della sua partecipazione alla
produzione del nuovo aereo. Si tratta dell’acquisizione dei
46 velivoli della terza tranche (2012-2017). Il preventivo
di riduzione degli ordini richiesti al consorzio dovrebbe
prevedere sia la possibilità di un taglio parziale delle
consegne sia una rinuncia totale alla fornitura. Il danno
per l’industria europea è fin troppo evidente.
Tra l'altro i vertici della Difesa hanno calcolato la
diminuzione delle esercitazioni e della manutenzione dei
mezzi in base ai tagli apportati dalla finanziaria del 2009.
In base a queste stime (tutte da verificare) l’Aeronautica
potrà effettuare circa 30.000 ore di volo a fronte delle
90.000 previsionali del 2008. La situazione di manutenzione
dei mezzi e dei sistemi d’arma complessi sarà ad un livello
di efficienza: per l’anno 2009 al 45%-65%; per gli anni
2010-2011 al 20%-30%; dall’anno 2012 prossimo allo 0%.
Allora che senso ha investire in stratosferici sistemi
d’arma se poi non si ha la certezza di poterli fare volare
perché mancano i fondi per il carburante o per i pezzi di
ricambio?
Inoltre parlare poi del JSF come di una occasione anticrisi
è assolutamente fuori luogo. Infatti per il ritorno
occupazionale si parla di 1/10 rispetto alle previsioni,
cioè 200 assunzioni a Cameri e 800 persone per l’indotto
senza avere poi quel passaggio di know how sperato. I 10mila
posti di lavoro promessi sono dunque un'autentica
invenzione. Con gli stessi soldi si potrebbe fare ben altro:
ad esempio finanziare un milione di pannelli solari,
costruire 5mila asili nido, garantire ai precari disoccupati
la stessa indennità data ai lavoratori dipendenti, allargare
la cassa integrazione alle piccole imprese, finanziare la
cooperazione allo sviluppo e la riconversione dell'industria
militare. Sicuramente un modo migliore per spendere tante
risorse a beneficio della società e dell'economia.
Infine c'è l’articolo 11 della Costituzione: ”l’Italia
ripudia la guerra”. Che ci facciamo con 131
cacciabombardieri d'attacco in missioni di pace che
dovrebbero avere un ruolo di peace keeping? Una ragione in
più per bloccare la decisione del parlamento. Ed è per
questo che la campagna Sbilanciamoci invita a sottoscrivere
un appello (su: www.sbilanciamoci.org) rivolto ai
parlamentari delle commissioni difesa perchè diano parere
negativo alla richiesta del governo.
La Campagna Sbilanciamoci!
promuove un appello
per fermare la produzione dei cacciabombardieri JSF |