La domanda la fece Eugenio Scalfari in una intervista pubblicata da Repubblica il 28 luglio 1981. L’intervistato era Enrico Berlinguer. Con queste parole si aprì una grande campagna del Pci che, anche nel campo del partito di cui era segretario, trovò qualcuno che storse la bocca. Nel campo avversario fu accusato di moralismo. Oggi sono in molti a richiamare quell’intervista e il discorso, un vero e proprio appello che il leader del Pci, rivolse agli intellettuali. Ma lo si fa mettendo in luce principalmente un aspetto, non quello principale. O addirittura per rivolgere l’accusa di giustizialismo nei confronti di chi denuncia episodi di corruzione, clientela, malaffare. L’intervista mantiene tutta la sua attualità perché pone il problema di “ aggredire in pieno la questione morale andando alle sua cause politiche”.
Non si tratta solo di mandare in galera chi commette reati. “Se si continua in questo modo - dice Berlinguer - in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude”. Un rischio attualissimo, non solo a causa di un “regime”, quello berlusconiano, impregnato di autoritarismo, ma anche per quella presenza nella maggioranza governativa di condannati per reati di non poco conto, così come nelle due Camere, negli enti locali, siedono inquisiti, indagati, condannati . Il fatto che il Parlamento sia sempre più ignorato, che il suo ruolo sia fortemente offuscato, che anche negli enti locali, nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni il rapporto con i cittadini stia diventando un optional; tutto questo non è cosa diversa da quella questione morale posta da Berlinguer. Il fatto nuovo e grave è che questo problema si riverbera ora nelle amministrazioni governate da maggioranze di centrosinistra. Il Pd , in città e Regioni come Napoli, la Campania, Firenze, l’Abruzzo, la Liguria, la Calabria, tanto per citare alcuni fra i casi all’onore della cronaca, vede suoi esponenti di primo piano coinvolti in inchieste, indagati, rinviati a giudizio con accuse pesanti. Walter Veltroni, in questi giorni, è alle prese con un vero e proprio terremoto che riguarda non solo il suo partito, ma, come sottolineava Berlinguer, la “sorte del paese”. Incontra Bassolino, la Jervolino, Domenici.
Si aprono problemi per il presente e il futuro delle amministrazioni dove il Pd è alleato con le forze della sinistra antagonista. E’ possibile mantenere quelle alleanze? Certo non si può fare di ogni erba un fascio. Ma il problema esiste. Ed esiste la domanda: perché il tarlo della corruzione nel Pd? Se guardiamo alla storia di questi anni una prima risposta viene naturale. Quali sono i valori fondanti di questo partito? Certo non quelli che vengono dal movimento operaio italiano, comunista e socialista. A Rutelli viene un’allergia pesante solo al sentir pronunciare queste parole. In nome di una modernità mal intesa, si sono buttati a mare valori antichi, come fossero ferri vecchi. Si è deciso che il comunismo italiano doveva andare in soffitta. Non si è salvata neppure la “questione morale di Berlinguer”.
Volete mettere i furboni dei quartierini? Disinvolti e con pochi scrupoli, a fronte di un “ austero” leader del Pci. Il guaio è che anche nella sinistra antagonista, c’è il rischio che la “modernità” faccia velo ai valori, per noi sempre attuali, che vengono da lontano. L’etica nella politica è il sale della democrazia e della libertà, fin dai tempi degli antichi greci.
