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La nuova
"guerra sporca"
Dopo aver combattuto e
vinto la “guerra dell’acqua” nel 2000, la
Bolivia si trova a dover combattere contro
il gigante statunitense Bechtel. Chiede 25
milioni di dollari di risarcimento allo
stesso popolo che non volle pagare l’acqua a
un prezzo triplicato.
Di
Giovanna Vitrano

Tutte le foto di questo servizio sono di
Tom Kruse e si riferiscono alla
cosiddetta "guerra por el agua" del 2000.
Era il 1999. L’ex colonnello Hugo Banzer
Suarez era il Presidente della Repubblica di
Bolivia. Un piccolo stato a cavalcioni delle
Ande, stretto tra il gigante Brasile, la
passionale Argentina, il misterioso Paraguay
e gli instabili Cile e Perù.
L’economia della Bolivia, come sempre, era
tutta una teoria di numeri in rosso. E in
più, a rendere ancora peggiori le condizioni
di vita dei suoi abitanti – confusi dalle
tante novità portate dal "Plan Bolivia", una
su tutte il progetto di distruzione delle
coltivazioni di coca ( detto plan de
desarollo alternativo o plan coca cero) e
una terribile siccità iniziava a rendere
impossibile la coltivazione dei campi.
LA GUERRA DELL’ACQUA
Nel 1999 Banzer ebbe la felice idea di
privatizzare l’acqua nel dipartimento di
Cochabamba, terza città boliviana, capoluogo
dell’omonimo tropico in cui le piantagioni
di coca rappresentavano l’unica difesa
contro la fame degli indios del luogo.
Il processo di privatizzazione del sistema
idrico cochabambino è avvolto nelle oscurità
del palazzo del governo. L’unica cosa che si
potè immediatamente constatare fu un aumento
del prezzo dell’acqua fino al 300%, aumento
che andava direttamente nelle tasche dei
signori dell’impresa privata “Aguas del
Tunari S.A.”, ramificazione locale del
gigante statunitense Bechtel. Una
multinazionale – con sede in San Francisco,
California – che nel 2001 ha presentato un
saldo attivo pari al doppio del prodotto
interno lordo della Bolivia.
In pochissimi mesi gli indios si trovarono
costretti a scegliere se mangiare o pagare
l’acqua per bere e per l’irrigazione dei
campi. Nell’aprile del 2000 iniziarono le
prime manifestazioni. I cocaleros, gli
indios coltivatori della foglia di coca,
iniziarono a bloccare le strade di
collegamento tra Cochabamba, La Paz e Santa
Cruz, ovvero le uniche strade in grado di
garantire lo scambio di merci all’interno
del Paese. A capo del sindacato cocalero era
Evo Morales Ayma.
In agosto gli scontri più feroci: i dalmatas
della GES armati fino ai denti da un lato, i
cocaleros e le loro pietre e i loro bastoni
dall’altra. Una volta sepolti i morti,
uomini vecchi o donne che fossero, forse
anche per coprire questa carneficina, il
governo, dopo poco più di sei mesi, rescisse
il contratto con la “Aguas de Tunari S.A.”.
IL
RISARCIMENTO
La Bechtel,
ovviamente, ha chiesto il risarcimento per i
“danni subiti” a causa della rescissione del
contratto prima dei 40 anni previsti
dall’accordo. Cifra richiesta a uno dei
paesi più poveri del mondo: 25 milioni di
dollari.
Lo scorso primo luglio l’ente supervisore di
san Francisco ha approvato una risoluzione
con cui si esige che la Bechtel “desista
immediatamente dalla sua
richiesta”.
Ma il 6 luglio scorso la Bechtel ha fatto
ricorso al CIADI, il Centro Internacional de
Arreglo de Diferencias relativas a
Inversiones. E qui la musica potrebbe essere
diversa.

LA
CORTE SEGRETA
Il Ciadi
dovrebbe essere una corte di giustizia in
grado di far giungere ad un accordo le parti
in contrasto già firmatarie di accordi
legali. Di certo si sa che è direttamente
alle dipendenze del Banco Mondiale e che,
molto probabilmente, è particolarmente
attenta alle esigenze dei grandi
investitori. Le multinazionali, appunto.
Il Ciadi ha fatto sapere che molto presto
verrà formata una commissione di tre
persone. Sarà questa commissione a prendere
una decisione “irrevocabile”. La commissione
“lavora a porte chiuse”. Da qui si desume
che la gente di Bolivia, assetata e
derubata, non avrà alcuna possibilità di
esternare le sue motivazioni, men che meno
di sapere i risultati dell’inchiesta. I
boliviani non sapranno mai neppure i nomi
dei componenti di questa corte segreta.
IL CONTRATTACCO
Insomma, la stessa impresa che ha
provato ad obbligare i cochabambini a pagare
l’acqua a cifre astronomiche, adesso prova a
costringere l’intero Paese ad aumentare il
suo debito estero, già molto elevato (per
“fortuna” c’è l’FMI pronta a prestare
qualche milioncino qui e qualche milioncino
là, ndr). Contro le richieste della
Bechtel si sta organizzando, però, una
coalizione, una specie di flotta composta da
vari individualità. C’è la Coordinadora
del Agua, una specie di supervisione
delle risorse idriche boliviane; c’è la
Federcion de Regante e la Fundacion
Solon. Con loro si sono schierati il
Democracy Center, il Public Citizen, l’International
Forum of Globalization, il Global Exchange e
l’Institute for Policy Studies statunitensi,
oltre all’organizzazione X minus Y olandese.
Un contrattacco poco numeroso e poco
“armato”. Questi "soldati" hanno già avuto
una prima vittoria a San Francisco. E’ stata
una battaglia. Adesso bisognerà vincere
questa nuova “guerra sucia”.
Ecco un esempio di rincaro della bolletta
dell'acqua tra il dicembre 1999 e il
febbraio del 2000, come ce lo propone The
Democracy Center


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