Regge scrive: "Non posso discutere in breve spazio le tesi di Lomborg". La posizione è prudente. Come è noto a chi ha esaminato il libro, l'ex Greenpeace danese tratta in modo semplicistico gran parte dei temi che affronta, e seleziona i dati con l'obiettivo unico di dimostrare, capitolo dopo capitolo, tesi precostituite. Lo fa così bene che persino gli scienziati che si occupano di questioni ambientali hanno difficoltà a rilevare il trucco nei capitoli che non riguardano strettamente il loro campo di studio. La rivista statunitense Scientific American ha dovuto mettere assieme esperti dei singoli temi per dimostrare che la costruzione del libro si basa su una furbissima selezione dei dati, ammantata di un'aura di scientificità e imparzialità. Regge scrive: "E' difficile comunicare la scienza, troppo sovente la complessità dell'argomento viene stravolta sino a trasformarla in un feticcio mediatico. Una politica ambientale deve in primo luogo basarsi sui fatti e su una seria e imparziale base scientifica". Spiegare nei termini corretti i problemi complessi della scienza è il compito di chi, per lavoro o per passione, cerca di divulgarla. Lomborg fa il contrario, e nel suo commento Regge ne segue l'esempio, come si dimostra più sotto. Che poi le decisioni della politica ambientale debbano basarsi "in primo luogo" sui risultati della scienza è opinabile. Gli scienziati sono una fra le molte parti in causa. Chi si oppone alla costruzione degli elettrodotti può a ragion veduta portare a sostegno la tutela del paesaggio. I tralicci sono brutti, anche se non è scientificamente dimostrato. Regge cita uno studio statunitense secondo cui "garantire un anno in più di sopravvivenza a un individuo dei ceti più poveri del paese, attraverso una politica di prevenzione sanitaria per una particolare malattia, può costare 230 dollari, ma salvare una vita per un anno con una politica ambientale che tende a ridurre uno degli inquinanti dei grandi laghi americani può costare oltre 4 milioni di dollari". Valutare il rapporto costi benefici delle misure contro l'inquinamento ambientale soltanto in termini di vite umane salvate o di anni vita guadagnati è riduttivo. Significa accettare di vivere in un pianeta morto, ma con la maschera antigas. Regge espone il suo argomento principale: l'elettrosmog. Critica la legge che intendeva porre un limite di 0,5 microtesla alle emissioni degli elettrodotti e dice che gli elettrodomestici espongono chiunque a campi di intensità molto maggiore rispetto a quelle che provengono dai cavi dell'alta tensione. Cita poi gli studi che tendono a escludere il rischio di leucemia infantile in relazione all'esposizione ai campi elettromagnetici a 50 hertz. Dimentica la stima italiana (2,5 casi di leucemia infantile all'anno su tutto il territorio a causa dei campi emessi da elettrodotti), ma cita quella inglese: 6-7 casi all'anno. Regge in questo modo accoglie le posizioni più recenti espresse dalla comunità scientifica circa gli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici (non è però vero, come scrive, che "lavori sull'argomento fatti prima del 1998 non sono considerati attendibili". Da chi? Da lui?). Ma scivola su una clamorosa buccia di banana quando, nella parte finale del suo articolo, pretende di applicare il ragionamento fatto per i campi elettromagnetici a tutte le questioni che sono all'ordine del giorno nell'agenda degli ambientalisti. Regge accusa gli ambientalisti di trascurare i problemi veri, come per esempio le conseguenze della sovraesposizione al Sole, e gli effetti dannosi della tintarella. Ma gli ambientalisti si occupano di politica ambientale. Riguardo ai raggi UV, potrebbero tuttalpiù suonare l'allarme per il buco nell'ozono (cosa che peraltro fanno). Invitare i giovani a usare le creme solari non è compito loro. Regge scrive: "Chi denuncia o anche solo ammette le malefatte del fumo o di certe cattive abitudini alimentari, che non siano il mangiare OGM, si trova nel vuoto assoluto [...] Il mondo reale è ben più complesso e imprevedibile di quanto si pretenda di controllare con la favola arrogante del principio di precauzione". A scanso di equivoci, urge ricordare che cosa dice il principio di precauzione. Esso ha diverse formulazioni e interpretazioni. Ma il concetto di fondo che sottostà a tutte è che quando le ricerche sugli effetti di un agente introdotto dall'attività umana mancano o sono insufficienti, occorre attendere le verifiche degli scienziati prima di dare il via libero all'immissione massiccia della tecnologia che è alla base dell'esposizione. Mettere assieme i campi elettromagnetici a 50 hertz con gli OGM è quindi sbagliato. E' un'operazione dettata da un'ideologia. E, come Regge sa bene, le ideologie e i dogmi portano all'oscurantismo. Le prime ricerche sugli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici sono apparse alla fine degli anni settanta (la prima è del 1979, anche se secondo Regge non è attendibile perché troppo vecchia). Da allora ricercatori in tutto il mondo hanno prodotto migliaia di studi. La bibliografia sugli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici emessi dagli elettrodotti è forse la più nutrita fra tutte quelle che riguardano le conseguenze sanitarie di un fattore di rischio ambientale. Non si può dire, quindi, che la scienza non abbia approfondito gli effetti dell'esposizione. La scienza, al contrario, li ha studiati fino a raggiungere un margine di incertezza minimo (la questione è molto diversa per le radiazioni elettromagnetiche a frequenza maggiore, come quelle prodotte da antenne e telefonini, per cui gli studi sono molto più indietro). E anche qualora quel margine venisse colmato, le stime che indicano in pochi casi all'anno il numero di leucemie infantili provocati dal campi elettromagnetici a 50 hertz non cambieranno. Considerata l'entità degli effetti sanitari, applicare il principio di precauzione significa quindi non imporre limiti troppo restrittivi. Significa, come rileva Regge, che davvero non vale la pena spendere 20-30 miliardi di euro per risanare la rete elettrica italiana, ferma però restando la necessità di progettare i nuovi impianti tenendo in considerazione più che in passato l'entità delle radiazioni emesse, e di fabbricare elettrodomestici adottando le misure che permettono di diminuire le emissioni. La situazione però è molto diversa per gli OGM. Gli organismi geneticamente modificati sono stati introdotti negli anni recenti. Gli studi che hanno esaminato le possibili conseguenze sulla salute umana dei cibi OGM sono ancora troppo pochi per farci sentire al sicuro. E le ricerche che si sono concentrate sugli effetti sull'ambiente degli OGM sono ancora meno (e per la verità i risultati prodotti finora non sono per nulla rassicuranti). Applicare il principio di precauzione, nel caso degli OGM, significa quindi imporre una moratoria. A Regge potrà non piacere, e ancor meno piacerà alle industrie biotech. Ma in questo caso, a differenza che per i campi elettromagnetici, la scienza sa troppo poco. Occorre che la tecnologia arresti la sua corsa e che la scienza fornisca un quadro sufficientemente definito circa le conseguenze dell'introduzione nell'ambiente di coltivazioni OGM. A partire da questo, occorre elaborare strumenti credibili e condivisi, in grado di verificare gli effetti sulla salute e sull'ambiente della nuova tecnologica. Sistemi di valutazione di questo tipo esistono già per i farmaci, che devono dimostrare di essere efficaci e di avere un rapporto costi benefici favorevole prima di essere messi in commercio, o per i cosmetici, o per gli additivi chimici ai cibi. Non si capisce perché gli OGM dovrebbero fare eccezione. Gli scienziati scientisti che accusano di oscurantismo chi osa opporsi a certe tecnologie sono miopi. Non si sono accorti che la nostra capacità di prevedere le conseguenze di certe innovazioni è terribilmente indietro rispetto alla nostra capacità di innovare. E non vedono neppure ciò che è ovvio. E' ovvio che le tecnologie non sono tutte uguali. Ed è ovvio che prima di esporre a un rischio la popolazione del mondo bisogna avere gli strumenti (non solo scientifici) per valutare i rapporti fra costi e benefici. Ha ragione Regge quando dice che "il mondo reale è imprevedibile e complesso". Lo è molto più di quanto i suoi scritti facciano trasparire. Margherita Fronte
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