Torna all' indice G8Indice Argomenti

Genova G8 Le bugie istituzionali...

LA POLIZIA TRA FINTE COLTELLATE E MOLOTOV FALSE


ARNALDO LA BARBERA

False prove fabbricate ad arte, come le bottiglie molotov trovate all’interno della scuola Diaz per giustificare la sanguinosa irruzione del 21 luglio, durante il G8 a Genova: è questa l’ipotesi di reato contestata dai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Pinto contestata il 19 giugno scorso, al termine di un interrogatorio durato cinque ore, all'ex capo dell'antiterrorismo Arnaldo La Barbera.

Un’accusa gravissima che potrebbe essere estesa ad altri funzionari ed agenti di polizia indagati per il blitz.

E’ un vero terremoto quello dentro il quale è finito il prefetto La Barbera, già indagato per concorso in lesioni e omissione di controllo con l’aggravante di essere un pubblico ufficiale, che ora è anche accusato di falso e calunnia.

La clamorosa decisione dei magistrati genovesi che indagano sull’assalto notturno alla Diaz nasce da un sospetto: al termine del blitz gli agenti sequestrarono due molotov, oltre a coltelli, spranghe e mazze, ma nessun poliziotto, si premurò di rilevare le impronte digitali che erano sulle bottiglie incendiarie. Da qui l’ipotesi: la polizia, quella notte, riempì la Diaz di prove false per incastrare gli occupanti: 93 di loro, infatti, vennero arrestati.

Le accuse di falso e calunnia rivolte dai magistrati a La Barbera – che appare ora la vittima sacrificale dei gravissimi errori commessi dal suo diretto superiore, il capo della polizia Gianni De Gennaro - riguardano anche il caso Nucera, l’agente romano che raccontò di essere stato accoltellato, ma che è stato poi smentito da una perizia dei carabinieri del RIS.

Questa nuova accusa per i funzionari di polizia alleggerisce la posizione di tutti i  manifestanti arrestati durante il blitz, per i quali, comunque, era già pronta la richiesta di archiviazione. Cambierebbe solo la motivazione. La loro posizione potrebbe essere archiviata infatti non per mancanza di prove certe nei loro confronti, ma perché le prove raccolte dalla polizia sarebbero state falsificate.

Oltre a La Barbera, sono indagati per l’irruzione alla Diaz, tra gli altri, Francesco Gratteri, direttore dello SCO, il Servizio Centrale Operativo della Polizia, i loro vice Gianni Luperi e Gilberto Caldarozzi, il comandante del nucleo antisommossa di Roma, Vincenzo Canterini, il suo vice Michelangelo Fournier e l’allora dirigente della Digos di Genova, Spartaco Mortola.

Stampa L'Articolo