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Tanto per iniziare ritengo
inutile sottolineare come dagli USA all'Europa, dal Giappone
all'Inghilterra, quasi tutti gli istituti bancari quotati sui relativi
mercati di borsa, hanno visto nel giro di un anno contrarsi pesantemente il
valore delle proprie azioni, solo Intesa San Paolo è passata da 5 a meno di
3 euro con una perdita di quasi il 50 %. Altri gruppi bancari hanno fatto
addirittura peggio. Il prezzo di un'azione riflette la capacità di fare
profitti che ha una determinata azienda negli anni a venire, perciò se un
determinato titolo azionario è soggetto ad una flessione considerata questo
deve essere letto come minori dividendi, minor fatturato o maggiori costi o
perdite attese nel futuro. |
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Analogamente tutto questo vale anche per un'impresa bancaria. La totalità
degli istituti di credito sta subendo un profondo ridimensionamento per
quanto concerne la loro redditività e la loro solidità patrimoniale. A
riguardo pensiamo alle sole conseguenze che colpiranno molti bilanci bancari
a seguito della contrazione dei beni immobiliari utilizzati come sottostante
per erogare prestiti ipotecati per acquisto prima casa. Le banche hanno
potuto erogare mutui anche al 100 % potendo contare proprio su questa
peculiarità ovvero il valore di perizia di un immobile e non il prezzo
effettivo di cessione: così facendo sono stati fatti passare mutui di
facciata formali all'80% ma sostanziali anche oltre al 100 % in quanto per
ragioni di contabilità bancaria come pezza giustificativa si utilizzava la
perizia (molto spesso di parte) e non il valore menzionato nell'atto di
compravendita. |
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Ci rendiamo ormai conto di come questo approccio si sia trasformato in un
boomerang dalle conseguenze tutt'altro che passate, ma appena iniziali.
Oltre al ridimensionamento di alcune poste di bilancio, si verificheranno
significative contrazioni della capacità di fare utili come si evince anche
da un recente rapporto dell'ABI (2) che vede per i prossimi anni una
riduzione del livelli di profittabilità del sistema bancario italiano. Non
dimentichiamo infine che molti istituti di credito negli anni precedenti si
sono specializzati ed hanno focalizzato parte del loro business
nell'affiancamento ed assistenza finanziaria a determinati distretti
industriali ed artigianali (tessile, abbigliamento, calzaturiero, ceramica,
arredamento, metalmeccanica) che adesso stanno soffrendo non poco per la
contrazione del PIL mondiale, nel caso citato pensiamo al settore
dell'artigianato orafo supportato per anni dalla Popolare di Vicenza,
considerando il distretto di Vicenza (3) come la capitale mondiale
dell'artigianato orafo nel mondo. |
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In questo contesto si devono perciò inserire a mio avviso le metodologie
discutibili con cui si valorizzano le azioni di banche che non sono soggette
al giudizio del mercato. Immaginate perciò una banca (ma ce ne sono
tantissime altre in Italia) come quella indicata nel redazionale citato, il
quale management decide arbitrariamente il valore delle azioni sulla base di
considerazioni che aprono non poche perplessità in termini di conflitto di
interessi e sulla oggettività perseguita. Non posso credere che alcune
filiali di banca solamente per il fatto di riportare l'insegna Popolare di
Vicenza abbiamo sviluppato una qualche forma di immunità nei confronti della
crisi del sistema bancario. |
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NOTE
1)
http://www.eugeniobenetazzo.com/popolarevicenza_verifica_valore_azione.pdf
2) http://www.eugeniobenetazzo.com/rapporto_abi_crisi_utili.pdf
3) http://www.eugeniobenetazzo.com/libero_11_12_2007.pdf
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