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Dopo il
primo
articolo sulla questione, apparso sul sito ADUSBEF il 2/7/2004,
Mauro Novelli continua ad approfondire l'epocale truffa del
signoraggio monetario privato.
“BC, Rossi e Pierino”
BC ha un debito di 500
euro nei confronti di Rossi. Stila un assegno a valere sul suo conto
corrente per 500 euro e lo consegna al creditore. Rossi conosce la
correttezza e l’onestà di BC.
Accetta quel titolo quale rimborso del
suo credito, ben sapendo che BC ha un conto corrente bancario con
saldo capiente. In altri termini, Rossi ritiene soddisfatto il suo
credito perché considera l’assegno di BC semplice sostituto delle
banconote: sa che quel titolo è perfettamente e certamente
“convertibile” in moneta corrente.
A sua volta Rossi può soddisfare
suoi creditori girando l’originario assegno di BC. Quel titolo ha
valore perché l’ennesimo prenditore sa per certo che, qualora
decidesse, potrebbe recarsi presso lo sportello dove è radicato il
conto corrente di BC e cambiarlo in banconote. Prima variante: BC
non è persona corretta e onesta, è anzi conosciuto come malfattore.
Rossi rifiuta l’offerta dell’assegno a saldo del suo credito, poiché
considera quel titolo “non convertibile” in moneta corrente.
BC
dovrà pagare in contanti o non vedrà onorato il suo debito. Ma BC si
accorda con una potente ed istituzionalizzata banda di colleghi
malfattori della zona, in grado di obbligare Rossi ad accettare in
pagamento quell’assegno “non convertibile”. La stessa banda
–onestamente - obbligherà un eventuale creditore di Rossi ad
accettare in pagamento l’originario assegno di BC, giratogli da
Rossi. Il titolo di BC ha un corso “forzoso”: o si accetta a saldo
di crediti o si viene bastonati dalla banda di malfattori.
Occorrerà
denunciare BC e la banda per associazione a delinquere, far
intervenire magistratura e forza pubblica, ed assicurare tutti alle
patrie galere. Tale soluzione è accettabile ed anzi da tutti
richiesta. Ma Rossi decide di accettare Seconda variante: BC non è
stato messo in galera, ma è diventato signore della sua zona: ha
forza pubblica a disposizione, si dimostra anche buon
amministratore, ha una stamperia per i suoi assegni (chiamiamoli
“assegnati”) da 500 unità di misura, con i quali paga le sue spese
correnti, finanzia l’ armata, i suoi debiti. Salta su il Pierino:
“Ma così, stampando di continuo assegnati e mettendoli in circolo,
aumenta solo l’inflazione e dovrà emettere titoli in numero sempre
maggiore per pagare le sue spese !”.
BC, ex malfattore, oggi
signore, ma non cretino, ci riflette su e decide che Pierino ha
ragione. Trova una soluzione geniale e tale da convincere anche il
capo delle guardie: a fronte delle sue emissioni dovranno essere
ritirati assegnati per una somma pari all’ammontare delle emissioni,
o in proporzione che deciderà. Droga in tal modo il “fisco”: i suoi
sudditi dovranno pagare tasse, si vedrà come e quante…
BC & Co
potrà decidere tra: - pedaggio: tassa per aver diritto di transito
su terreni di proprietà. - pontatico: tassa per ottenere il diritto
ad attraversare un ponte. - portatico: tassa per ottenere il diritto
ad attraversare una porta di cinta, o per entrare in porto. -
campatico: tassa sulla produzione agraria di un podere. - imbottato:
tassa sulla produzione di vino. - fodro: contribuzione obbligatoria
in foraggio per gli animali al seguito di un esercito di passaggio.
- ripatico: tassa per transitare sulla riva del fiume. - fienatico:
tassa per ottenere il diritto di far fieno in campi del feudatario.
- erbatico tassa per l’erba mangiata ai bordi della strada o in
poderi da buoi trainanti carri - molinatico: tassa per l’uso del
molino. - fornatico: tassa per l’uso del forno. - rotatico: tassa
per il danno arrecato al fondo stradale dal passaggio dei carri. -
polveratico: tassa per il danno arrecato dalla polvere sollevata dal
passaggio di carri e carrozze. - ius primæ noctis: tassa sul
matrimonio del figlio del colono. - Ige - Iva - Ilor - Irpeg - Irpef
- Irap - Ici - - Terza variante: BC scopre che per i suoi assegnati
si è creato un mercato. Alcuni sudditi risparmiasi sono disposti a
depositarli a fronte di un interesse, altri a prenderli in prestito
offrendo, a loro volta, un interesse.
Ma non sta bene che dei suoi
assegnati facciano mercato semplici privati cittadini. Il business
può ancora migliorare. Incarica suoi agenti di creare punti di
incontro (gli unici legittimi) tra depositanti e richiedenti. Solo
li, i Pierini potranno prestare le somme avute in deposito. I
prestiti saranno effettuati a tasso più alto di quello di
remunerazione dei depositi: l’aggio andrà all’agente ( e, col fisco,
a BC e collaboratori).
L’agente Pierino non si accontenta e affina
ancor meglio il sistema: chiede a BC di poter effettuare prestiti in
misura superiore al monte depositi: guadagnerà di più la sua
attività e pagherà più tasse. Quarta variante: BC fiuta l’affare e
fissa al 2 per cento (è il livello imposto alle riserve da Banca
Centrale Europea) la somma da tenere in cassa a fronte delle 100
lire prestate da Pierino.
Se l’agente riceve in deposito assegnati
per 100 unità potrà prestare 5000 unità. Sotto forma di ulteriori
assegnati ? No, non invadiamo campi altrui ! Sotto forma di
scritture contabili, di dare e di avere annotate sulle righe di un
registro. Pierino aveva inventato la moneta creditizia. Avrebbe
percepito interessi sulle semplici scritture contabili: gli sarebbe
bastato un ulteriore deposito di 2 unità (da remunerare, oggi, allo
0,01 per cento ) per prestare 100 ( su cui ottenere interessi, oggi,
del 10 per cento).
Conclusione: Sono passati vari secoli. Di
generazione in generazione si è tramandata la attuale “cultura”
della moneta, del potere di batterla e del diritto di imporre tasse,
entrambi prerogative degli eredi della BC e Co. e mai più messi in
discussione; del potere di moltiplicarla per mezzo di registri (mai
più messi in discussione) appannaggio dei soli eredi di Pierino;
dell’obbligo di finanziare l’erario da parte degli eredi di Rossi
tramite il fisco (oggetto non di discussioni ma di lamentazioni o di
elusioni.
Con l’evasione arriva la forza pubblica). Gli eredi di BC
sono semplici privati (Banca d’Italia fino al 1999, oggi Banca
Centrale Europea), ma in rapporti di affari con chi deve mantenere
la forza pubblica (lo Stato italiano e gli altri di Eurolandia) al
quale riconoscono nominalmente un contentino. Gli eredi di Pierino
sono anch’essi privati. Continuano ad alimentare il (loro) sistema,
creando dal nulla moneta creditizia. Si limitano a pagare le tasse.
[ E’ calcolato che, in un Paese avanzato e finanziariamente maturo,
su 100 unità di moneta a disposizione, il 5 per cento è costituito
da banconote e monete metalliche, il 95 per cento da moneta
creditizia: Pierino ha stravinto, con BC, sui detentori della forza
pubblica. Tutti e tre hanno fatto fesso Rossi. “Si è sempre fatto
così……!”].
Avremmo dovuto arrestare BC (nella versione
mascalzonesca) qualche secolo fa. Ma Rossi fu convinto ad adeguarsi.
Avremmo dovuto impedire a BC di imporre tasse per bilanciare le
emissioni messe in circolo forzosamente. Ma Rossi accettò anche
questo. Avremmo dovuto impedire la legittimazione esclusiva di
Pierino a creare moneta creditizia pari a 100, da 2 di materia
prima, rimanendo proprietario delle somme prestate e godendo di un
aggio di 10 unità al costo di 0,02. Ma a Rossi sembrò addirittura
una funzione di utilità generale.
Che fare ? Tutto dipenderà dalla
risposta che daremo alla seguente fondamentale domanda (rubata al
prof. Auriti): “Gli assegnati di BC sono accettati dagli eredi di
Rossi perché hanno valore, oppure hanno valore perché sono accettati
dagli eredi di Rossi ?” Ragioniamoci un po’, ricordando sempre che
“..la sovranità appartiene al popolo …”.
I bilanci di BC,
per tacer dei Pierini. di Mauro Novelli (30.7.2004)
BC,
versione onest’uomo, era solito stilare un bilancino ad uso
personale, tanto per avere contezza della sua situazione
finanziaria. Le sue poste attive erano costituite dai depositi
bancari; quelle passive dagli assegni (abbiamo deciso di chiamarli
“assegnati”) stilati a pagamento dei suoi debiti. Non aveva dovuto
ragionarci molto: se il saldo del conto corrente rappresenta un suo
“avere” (la banca è, infatti, sua debitrice), in contropartita,
l’entità degli assegni non potevano non concretizzare un suo “dare”
(i beneficiari costituendo altrettanti creditori): bancando i
titoli, sarebbero stati soddisfatti. Semplice e preciso.
Il BC
seconda versione, indossato del mariuolo il paludamento e non solo,
aveva scoperto velocemente che il conto bancario aveva un ruolo del
tutto marginale: rilasciava assegnati senza copertura; la banda di
bastonatori avrebbe obbligato comunque Rossi ad accettarli in
pagamento. Per pura questione di immagine, aveva continuato a
stilare il suo bilancino. Più per populismo, per farsi considerare
“normale”, che per coscienza civica.
Gli assegnati avevano una
circolazione forzosa, nessuno avrebbe potuto richiederne il cambio
in denaro contante. Si sarebbe potuto limitare a tenere “la conta”
dei titoli emessi, senza altri obblighi contabili. Ma il Bc versione
mariuola aveva affinato una sua inclinazione burlesca. Così, tanto
per ridere, il suo bilancino continuava a mantenere al passivo
l’importo complessivo degli assegnati emessi e fatti accettare manu
militari.
Per ridere mica poi tanto: in tal modo, i risultati di
bilancio mostravano utili nettamente inferiori alla realtà, visto
che la posta “assegnati non convertibili ” invece di considerarla un
suo “avere” (ci pagava spese, debiti e ci manteneva la squadra di
bastonatori) la contrabbandava per un suo “dare” come se fosse un
debito, ben sapendo che nessuno ne avrebbe potuto chiedere il cambio
in denaro. Per decisione del debitore (BC) il debito (di BC) era
infatti inesigibile.
Di fatto, i suoi utili di bilancio risultavano
inferiori del doppio dell’ammontare complessivo degli assegnati. Si
era fatto un conto veloce: se ho attività 100 e debiti 80 (tutti
assegni), ho un utile di 20. Ma se la posta passiva di 80 l’avessi
dovuta correttamente porre all’attivo, avrei avuto un utile di 180
(attivo 180 e passivo zero). Appunto: 20+ 2 x 80 = 180. BC era
perfettamente consapevole della “forzatura” contabile. Era però
altrettanto consapevole che, superate le prime perplessità, la cosa
avrebbe preso agevolmente la china del “si fa così perché è sempre
stato così”.
I ministri non avevano bisogno di essere convinti. Più
faticoso – ma non più di tanto - convincere i magistri, i membri
della magistratura. BC aveva ragione: i vecchi assegni (in lire)
avevano ancora la parvenza di assegni/cambiali (pur se inesigibili):
“pagabile a vista al portatore” recavano sul recto. Pochi signori
Rossi si sono resi conto che, per risparmiare ulteriormente, quella
dizione era stata tolta di mezzo nel 2002: i nuovi assegni di BC (in
euro) non la riportano più.
BC aveva proprio proprio ragione:
perfino un suo erede, chiamato in causa da Rossi – il quale, poichè
quel bilancino non gliela contava giusta, ricorse ad un magistro
(1994)– sostenne ad adiuvandum del “si è sempre fatto così” che
“...alla stregua della puntuale disciplina della funzione di
emissione, i biglietti appena prodotti dall’officina di
fabbricazione costituiscono una semplice merce di proprietà di BC
che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative
spese....”. Tali argomentazioni potevano convincere solo un magistro
già convinto. Insomma – si chiedeva Rossi nuovamente bastonato -
come mai il valore di mercato della “merce” fabbricata da una
azienda viene posto al passivo?
L’erede di BC argomentava, ancora:
“... i biglietti acquistano la loro funzione e il valore di moneta
solo nel momento logicamente e cronologicamente successivo, in cui
BC li immette sul mercato trasferendone la proprietà ai
percettori...”. Il magistro era già convinto, ma Rossi continuava a
rimuginarci su: ” Come mai BC mette al passivo il valore che una
merce ancora non ha acquisito e che acquisterà solo nel momento
logicamente e cronologicamente successivo? Se proprio vuole
valorizzarla prima di “collocarla, quindi come magazzino, deve
comunque metterla all’attivo”.
Ed ancora” Se si valorizzano non
appena BC li immette sul mercato trasferendone la proprietà ai
percettori,vuol forse dire che BC li vende? Ma allora, il valore
introitato deve essere posto all’attivo. Se, inoltre ne trasferisce
la proprietà immettendoli sul mercato, vuol dire che, prima di
questa azione, il proprietario era BC. Ma il proprietario di un bene
ancora senza valore (lo acquisirà dopo il trasferimento di proprietà), dovrebbe
limitarsi a porre al passivo i costi di fabbricazione... se poi li vende, metterà l’introito
all’attivo.....”
Rossi si convinse che solo l’aiuto di un contabile
“non convinto” avrebbe potuto aiutarlo. “Ci sarà pure un contabile a
Francoforte!” sospirò sorridendo al pensiero della prossima
bastonatura........ Poi ebbe un’idea stravolgente: “ E se, invece di
un contabile mi mettessi in cerca di una stamperia......
accordandomi con gli altri signori Rossi? ...un accordo tra
gentiluomini potrebbe portarci ad accettare i miei, anzi i nostri
assegnati.......
Se BC si limita alla stampa, perché dovrebbe essere
il solo a stampare ......? Anch’io voglio concorrere e porre al
passivo......... anzi, per avere maggiore competitività, dirò
all’Erario che porrò al passivo solo il 50 per cento del valore
facciale degli assegnati da noi stampati......”
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