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Le banche hanno il
potere di stampare denaro. Tale potere viene esercitato in segretezza. I
mass media utilizzano parole e concetti per nascondere tale realtà. Ad
esempio, parlano della Banca Europea come fosse legata all'Europa, e non
dicono che essa è un'istituzione controllata da pochi privati. Lo stesso
avviene per
la Federal Reserve
, il cui presidente viene nominato dal presidente americano, per dare ad
intendere che si tratta di un'istituzione governativa. E invece essa è nelle
mani di un gruppo di banchieri privati.
Oggi le banche hanno lo scopo principale di saccheggiare i paesi, fornendo
banconote con su scritto “Pagabile a vista al portatore”, che in realtà non
hanno alcun valore, ma producono debito.
Le banche indebitano gli Stati senza dare
nulla se non pezzi di carta stampati. E i popoli si impoveriscono per pagare
il debito pubblico che in realtà è una truffa. Ciò significa che noi
paghiamo oltre l'1% del nostro Pil annuo ad un gruppo di persone che
agiscono e dominano con metodi mafiosi.

Le leggi che regolano il sistema bancario occidentale sono irrazionali e
disumane. Si persegue un profitto illimitato, a danno degli esseri umani.
L'élite finanziaria ha acquisito questo enorme potere attraverso i secoli,
utilizzando tutti i mezzi possibili, compresi la guerra, lo sterminio e la
criminalità. Con le guerre, le banche acquisiscono ulteriore potere, perché
possono concedere prestiti ai paesi in guerra, e dopo la guerra
finanzieranno la ricostruzione, ricavando altri profitti.
Il potere finanziario è stato sempre un
potere imperiale, che mira ad assoggettare i popoli e ad accrescere il
proprio dominio nel mondo.
Nel Settecento il potere finanziario era nelle mani dell'Olanda, che lo
rafforzava con metodi violenti e predatori: commerciava schiavi e attuava
altri commerci (zucchero, spezie ecc.) che fiorivano grazie alla manodopera
schiavile. In seguito alle guerre napoleoniche, l'Inghilterra iniziò a
rafforzarsi e a sottrarre all'Olanda il monopolio del commercio degli
schiavi. I banchieri inglesi puntarono alla rivoluzione industriale.
L'industria avrebbe accresciuto notevolmente i loro profitti, e li avrebbe
trasformati in creditori, persino verso gli Stati Uniti. Questi ultimi
utilizzeranno le due guerre mondiali per indebolire l'Europa e piegarla alle
loro regole finanziarie. Lo sfruttamento dell'Africa, dell'Asia e del Sud
America aveva permesso ai paesi europei e agli Stati Uniti di sviluppare la
propria economia. Come spiega Maurizio
Zenezini:
E’ sostanzialmente
durante il secolo inglese che nasce il “terzo mondo”. Sono soprattutto i
paesi asiatici e africani che perdono terreno rispetto all’Europa. E’
difficile negare che la crescita economica dei paesi occidentali a partire
dal secolo diciannovesimo abbia contribuito in maniera netta a rallentare la
crescita industriale dei paesi del Terzo Mondo.... L'esperienza coloniale
ha effettivamente rappresentato un potente fattore di blocco dello sviluppo
dei paesi in ritardo economico... un paese industriale come l’India fu
trasformato nel XIX secolo nella "fattoria della Gran Bretagna". I paesi
europei e gli Stati Uniti, pur aprendosi ai commerci internazionali nel
corso del XIX secolo, poterono evitare il declino economico anche grazie a
politiche protezionistiche e di difesa delle industrie nazionali... Stati
Uniti, Regno Unito e Germania sono i protagonisti della storia economica
del periodo che va dal 1870 alla prima guerra mondiale....
La Gran Bretagna , com’è noto, manteneva persistenti avanzi
commerciali verso l’India, che dopo il 1870 divenne il primo mercato per le
esportazioni industriali inglesi – le quali non trovavano sbocchi nei paesi
europei e negli Stati Uniti, che adottarono politiche protezionistiche fino
ai primi anni del XX secolo. Agli avanzi commerciali inglesi corrispondevano
afflussi di capitali che la Gran Bretagna investiva con
elevati rendimenti soprattutto negli Stati Uniti e impiegava per finanziare
le importazioni dagli Stati Uniti e dalla Germania che stavano sviluppando
industrie competitive al riparo delle tariffe protezionistiche in settori
importanti come la chimica, la siderurgia e la meccanica... l’India poté
diventare esportatrice di oppio verso la Cina e di materie prime verso
la Gran Bretagna
smantellando l’industria artigianale locale. Nello stesso momento in cui
queste triangolazioni commerciali e finanziarie distruggevano le basi
industriali dei paesi asiatici l’incorporamento dei piccoli contadini nei
circuiti internazionali finanziari e delle materie prime e l’estensione
della superficie destinata a produrre merci cash crops per l’esportazione a
spese dell’agricoltura di sussistenza avviarono cicli di carestie e
generarono situazioni di indigenza endemica.

L'economia reale si
basa sulla quantità di denaro in circolazione. Se c'è poco denaro la gente
deve ridurre la spesa, le industrie riducono la produzione e licenziano, e
questo riduce ancora di più il denaro da spendere. In questo modo si apre
una crisi.
I grandi banchieri decidono se creare una crisi oppure no. Nel 1929, fecero
aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto
elevati. L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A
metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A
questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi. Il
crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni
(negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non
avrebbero più potuto pagare i debiti.
L'aumento o il ribasso azionario sono
dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri
possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa.
Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai
banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i
pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la
produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie
diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi.
Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune
di esse si suicidarono.
La truffa del crollo del 1929 era stata
compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8
febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano
ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari,
cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione".
I banchieri avevano agito in modo da bloccare l'economia, e questo si
sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente
scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929.

La quantità di denaro da mettere in circolazione viene decisa dalle banche.
Le banche possono alzare o abbassare il tasso di sconto, e così favorire o
impedire i prestiti. I banchieri sono guidati da logiche di potere e di
profitto. Il crollo di Wall Street doveva servire anche a mettere in crisi
alcuni paesi europei, come
la Germania ,
in modo tale da portare la popolazione alla disperazione, e aumentare le
probabilità di un governo dittatoriale.
Lo scorso 27
febbraio, il crollo della borsa di Shanghai, che ha fatto perdere al mercato
cinese 107 miliardi di dollari, e ha causato in Europa la perdita di 270
miliardi e di 210 miliardi alla Borsa statunitense, è stato prodotto da
informazioni e da speculazioni. Alan Greespan aveva parlato di una grave e
imminente recessione negli Usa, e questo non poteva non produrre reazioni. I
grandi banchieri manovrano le informazioni finanziarie e possono orientarle
come vogliono, favorendo alcuni mercati e distruggendone altri.
L'élite finanziaria statunitense si è imposta attraverso le due guerre
mondiali. Nel 1944, le autorità statunitensi organizzarono la conferenza
finanziaria internazionale di Bretton Woods (New Hampshire, Usa), per
imporre al mondo il sistema valutario a loro favorevole. Il dollaro venne
posto al centro del sistema finanziario, e poteva essere convertito in oro.
Il prezzo del dollaro, fissato nel 1934, era di 35 dollari l'oncia (circa
1,1 $ al grammo), e rimase invariato fino al 1971.

Porre il dollaro al
centro del sistema finanziario voleva dire poter condizionare e controllare
l'economia di tutti i paesi del mondo. Molti di essi, alla fine della
guerra, non avevano dollari nelle casse, e dovettero vendere parte del
proprio oro al Tesoro americano, per avere i dollari per comprare generi
alimentari, materie prime o macchine industriali. Nel 1948, la Francia negoziò la convertibilità
della propria valuta in oro, e nel giro di alcuni anni anche gli altri paesi
europei e il Giappone fecero altrettanto. Tutti i paesi furono costretti a
versare al Fmi 1/4 della quota di partecipazione in oro, o il 10% delle
proprie riserve d'oro in dollari. Il Fmi si appropriò in breve tempo di una
quantità enorme di oro. Le autorità americane riuscirono ad impadronirsi del
70% di tutte le riserve mondiali di oro. Ma con lo sviluppo economico del
Giappone e dell'Europa, le riserve diminuirono. Nel 1960 erano scese al 44%
e nel 1971 si erano ridotte al 21%. Per questo motivo, le banche americane
decisero di sganciare il dollaro dall'oro. Nell'agosto del
1971, l
'amministrazione Nixon, unilateralmente, decise di abolire la convertibilità
del dollaro in oro. Il prezzo del petrolio salì. Ciò provocò una crisi del
sistema monetario internazionale e l'inflazione colpì soprattutto i paesi
più poveri.
Nel 1979, nacque il sistema monetario
europeo, che imponeva ai paesi membri di versare il 20% delle riserve in oro
e il 20% delle riserve in dollari in cambio di Ecu, che poi diventeranno
Euro. Di tutto questo beneficiava un sistema finanziario centrale, che era
gestito da privati.
Firmando il trattato di Maastricht., anche l'Italia si è sottomessa a questo
sistema, che oggi costa gran parte del nostro Pil, e impedisce al nostro
paese un reale progresso economico.
Nel 1992, il governo Amato, per privatizzare
la Banca
d'Italia si rivolse alle tre grandi banche americane: la Merril Lynch , la Goldman Sachs e
la Salomon Brothers.
Il nostro paese venne messo nelle mani dei centri del potere finanziario,
con tutto quello che ne sarebbe derivato.
Il nuovo sistema finanziario americano
rendeva difficile per i paesi il controllo dei cambi, che diventarono
fluttuanti e rendevano possibili speculazioni di ogni genere.

I banchieri americani avrebbero acquisito un potere mai avuto prima,
producendo a volontà banconote senza alcun valore, che nel circuito
finanziario avrebbero conservato il valore avuto in precedenza. Ciò ha
creato una finanza selvaggia, sganciata da qualsiasi parametro reale,
all'interno della quale tutto poteva diventare possibile e lecito.
La Federal
Reserve
non notifica più l'ammontare delle
banconote stampate e messe in circolazione. Le famiglie americane si sono
indebitate sempre di più, anche a causa della diminuzione dei salari, e
molte di esse rischiano di non riuscire a pagare e di perdere casa e
automobile, che saranno rilevate dalle banche.
I banchieri americani sono disposti a
fare nuove guerre per impedire il crollo definitivo di un'economia basata
sul debito. Essi hanno trasformato l'economia in un sistema assurdo e
irreale, in cui le speculazioni permettono l'accumulazione di denaro, che
non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato prodotto dal lavoro.
L'élite dominante ha cancellato il valore del lavoro e ha distrutto ogni
riferimento economico e finanziario reale, per poter esercitare senza limiti
un potere basato sull'arbitrio e sul crimine. Il sistema finanziario oggi ha
accentrato il potere come mai prima, distruggendo il potere dei governi
nazionali, e acquisendo potenzialità distruttive enormi.
Le banche hanno
interesse a indebitare gli Stati e i singoli cittadini, per poter incassare
il guadagno sul denaro prestato, e per avere il potere di condizionare le
scelte politiche ed economiche. Per realizzare questi obiettivi, l'élite
finanziaria ha messo in pratica una serie di strategie per indurre a
privatizzare i beni pubblici. Ad esempio, utilizza le Borse per attuare
speculazioni attraverso le quali controllare le aziende pubbliche, per
farle crollare e rilevarle. La logica è sempre la stessa: prima indebolisci,
rendi una società assai mal ridotta, fai in modo da indebitarla, infine la
rilevi, e nel giro di alcuni anni puoi trarre profitti. E se i profitti non
dovessero arrivare, puoi sempre chiedere denaro pubblico.

Le grandi banche
hanno nelle loro mai il potere speculativo della Borsa. Il sistema
borsistico è irrazionale e senza regole certe. La prevedibilità di questo
sistema è nelle mani di chi lo controlla dall'alto, cioè dei grandi istituti
bancari. Il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi
banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. Queste banche si valgono di
conoscenze di natura sociologica e psicologica per condizionare i mercati e
controllare l'economia. Il loro obiettivo principale è quello di accrescere
ancora di più i loro capitali, spogliando i cittadini e le istituzioni. Come
osserva l’Economist, i banchieri hanno sempre più ragioni per far si
che il potere "torni nell’ombra".
Le esigenze di accrescimento del capitale si accaniscono contro i salari,
contro lo Stato Sociale e contro gli stessi risparmiatori.
Le guerre nel Terzo Mondo hanno avuto (e
hanno) la funzione di seminare disperazione e miseria, per fare in modo che
le corporation si appropriassero delle materie prime e della manodopera a
basso costo. Il settore finanziario non deve essere separato da quello
produttivo, perché in realtà si tratta delle stesse persone, che posseggono
denaro per investire nell'industria, o produrre beni e servizi. La
globalizzazione neoliberista era il progetto delle banche di accentrare
nelle loro mani la ricchezza del mondo.
Negli ultimi secoli, le regole su cui l'intera economia si è basata sono
state stabilite dai grandi banchieri. Ad esempio, nei primi decenni
dell'Ottocento, i governi inglesi approvarono una serie di leggi che
permettevano di espropriare i contadini per favorire lo sviluppo
industriale, come avevano richiesto i banchieri e la Corona. Migliaia
di contadini finirono in miseria o nelle galere, istituite appositamente per
rinchiudere coloro che si sarebbero impoveriti e che costituivano manodopera
in eccesso. Nel 1914, il ministro inglese Edward Grey disse ai Comuni: "E'
nostro dovere sostenere, nella misura dei nostri mezzi, l'autentico capitale
inglese, dovunque esso ricerchi concessioni e si espanda nel mondo". Già da
allora c'era il progetto di espansione nel mondo intero.

La crisi economica viene creata dalle
banche, che cercano di fare in modo che vi sia quanto meno possibile denaro
in circolazione. Ciò serve ad accrescere il loro potere, e ad indurre le
persone ad avere uno stato d'animo depresso o assorbito dai problemi
economici. Una tale condizione assoggetta ancora di più gli individui al
sistema.
Negli ultimi decenni, con la liberalizzazione, il settore finanziario si è
rafforzato, permettendo ad alcuni alti guadagni, che in altri settori è più
difficile avere. Per questo motivo, molti industriali hanno preferito
abbandonare la propria attività per dedicarsi alle speculazioni finanziarie.
Le fusioni e le acquisizioni di gruppi multinazionali o banche, hanno
prodotto guadagni per miliardi di dollari, e hanno concentrato la ricchezza
nelle mani di poche famiglie. Oggi, l'80% delle ricchezze del mondo sono
nelle mani del 2% delle famiglie.
Attraverso le guerre e le crisi
finanziarie, le banche hanno ricolonizzato il Terzo Mondo, e hanno ridotto
in miseria milioni di persone.
Ad esempio, lo Zambia è un paese ricco di risorse minerarie. I contadini,
già nel periodo del colonialismo inglese, furono indotti ad abbandonare le
terre per lavorare nelle miniere. Ma i salari erano bassi, e la povertà
cresceva. Per "aiutarlo" intervennero
la Banca Mondiale
e il Fondo Monetario Internazionale (istituti creati nel
1944 a Bretton Woods). Il debito aumentò, ma la
povertà rimase, e anzi si aggravò. Il debito serviva ad assoggettare il
paese, e non ad aiutare i poveri. Infatti, il denaro elargito era finito, in
gran parte, nelle tasche di funzionari corrotti. Oggi lo Zambia è uno dei
paesi più indebitati del mondo. Il suo debito pubblico ammonta a 6.758
milioni di dollari, dei quali il 55% deve essere restituito alle banche di
paesi stranieri, e il 42% alla Bm e al Fmi (che sono istituti finanziari i
cui azionisti sono per il 60% i banchieri anglo-americani). Il 70-80% degli
zambiani vive sotto il limite della povertà (1 dollaro al giorno), mentre la
ricchezza prodotta dal paese viene saccheggiata dalle banche. In condizioni
analoghe sono stati ridotti parecchi altri paesi del Terzo Mondo, indebitati
per alzare i profitti delle banche. Il potere finanziario sta distruggendo
le possibilità di sviluppo economico ovunque.

Il sistema
occidentale, diversamente da quello islamico, si basa sul profitto ricavato
dal denaro stesso. Le guerre contro i popoli arabi devono la loro ragione
d'essere, oltre che al saccheggio delle risorse energetiche, anche al timore
che il sistema bancario arabo possa essere riconosciuto come migliore di
quello occidentale.
La cultura islamica non accetta il sistema bancario di tipo occidentale. I
musulmani accettano l'idea del profitto che proviene dal proprio lavoro, ma
rifiutano l'addebito degli interessi. La Shari'ah proibisce di guadagnare
denaro sul denaro.
Dato che anche i musulmani hanno bisogno dei servizi bancari (per finanziare
nuove imprese commerciali, per comprare una casa, per comprare una macchina,
ecc.), è stato creato il sistema bancario islamico, che oggi ha oltre 100
banche in 40 paesi. Questo sistema è in espansione in Medio oriente, in
Arabia Saudita e in molti altri paesi del mondo.
La banca islamica
nasce alla fine dell'Ottocento, ma inizia ad affermarsi 30 anni fa, per
poter applicare
la Shari'ah
anche nella gestione delle finanze. Le ricchezze delle banche islamiche, in
forma di deposito, nel 1985, ammontavano a circa 5 bilioni di dollari, e nel
1994 erano salite a 60 bilioni di dollari.
Le banche islamiche esigono principi di trasparenza e di rispetto dei
principi etici. Ad esempio, viene proibita la speculazione con un alto
margine di incertezza, per proteggere i risparmiatori più deboli. Quindi
speculazioni azionarie o futures sono considerati non-islamici. Inoltre
vengono banditi commerci considerati immorali, come il commercio di alcol o
la costruzione di casinò. Le banche islamiche non concedono prestiti per
attività considerate immorali dal Corano.
Oggi si stanno
diffondendo nel mondo sportelli bancari speciali per clienti musulmani, e
anche le banche italiane stanno considerando questa possibilità. Persino
grandi banche come
la Dresdner ,
la Citibank e
la Abn-Amro ,
hanno istituito rami aziendali che rispettano i principi della Shari'ah.

Le banche islamiche
non finanziano il terrorismo perché è contrario ai loro principi etici, e
sono soggette ai controlli delle autorità internazionali. Non sono mai stati
dimostrati collegamenti fra banche islamiche e reti terroristiche, mentre
sono emersi legami fra gli istituti di beneficenza in Arabia Saudita e il
finanziamento ad al Qaeda. Anche gli Stati Uniti partecipano attivamente a
finanziare al Qaeda attraverso
la Cia. Spesso il finanziamento è mascherato da beneficenza
o filantropia. Vengono utilizzati enti di beneficenza non soggetti a
controlli o a regolamentazioni finanziarie. Ad esempio, il governo saudita
ha fondato " La Lega
Mondiale dei Musulmani" che ufficialmente sarebbe una
fondazione con fini benefici, come dare assistenza ai musulmani. Ma in
realtà si tratta di organizzazioni nate per sostenere finanziariamente e dal
punto di vista organizzativo le reti terroristiche. La famiglia reale
saudita e gli uomini più ricchi del paese versano somme notevoli per il
terrorismo. Le autorità americane aggiungono altro sostegno organizzativo e
altri finanziamenti.
Il "terrorismo"
islamico è un'invenzione dell'élite occidentale, ed ha come obiettivo
principale quello di dividere gli occidentali dagli arabi, criminalizzando
la cultura araba attraverso i vecchi stereotipi coloniali dell'arabo
fanatico e nemico dell'Occidente.

L'élite finanziaria ha creato al Qaeda per additare un nuovo nemico che
giustificasse le guerre, e per produrre diffidenza e razzismo verso i
musulmani. Attraverso il "terrorismo islamico", si cerca di impedire che gli
occidentali si avvicinino alla cultura araba, e comprendano il sistema delle
banche islamiche.
Il controllo delle banche è soltanto
apparentemente esercitato dai direttori delle banche, come il presidente
della Federal Reserve Ben Bernanke. In realtà dietro di essi ci sono i
proprietari, che decidono le politiche da imporre. Si tratta delle famiglie
dei grandi banchieri europei, come i Rockefeller o i Rothschild. Sono
persone che non appaiono mai nei media, nemmeno quando riviste come
Forbes fanno la classifica dei più ricchi. Queste persone sono talmente
ricche e potenti da dover rimanere nascoste, perché se i popoli scoprissero
le loro responsabilità sulla morte o sulla miseria di milioni di persone, il
loro potere sarebbe in pericolo.

L'élite finanziaria sceglie anche l'assetto economico e lo modifica a
proprio piacimento. Decide su cosa e come investire. Decide cosa produrre e
dove. Sono i banchieri di Wall Street a decidere le guerre americane, e
questo spiega anche perché si accaniscano così ferocemente contro gli arabi,
che oggi sono gli unici a poter contrastare efficacemente il loro sistema di
potere, attraverso l'alternativa delle banche islamiche.
Per garantirsi un potere duraturo, i
banchieri controllano anche il settore energetico e bellico. Le guerre
imperiali anglo-americane (sostenute da altri paesi europei come l'Italia),
servono a distruggere la cultura islamica, ritenuta nemica del sistema
bancario occidentale, e ad impedire ai popoli di scegliere un sistema
alternativo che li liberi dalla schiavitù del sistema imposto dall'élite.

Le banche hanno un ruolo assai importante anche per quanto riguarda
l'esistenza e la forza della criminalità organizzata. Il sistema bancario
internazionale ricicla giornalmente almeno 300 milioni di dollari
provenienti dal mondo del crimine organizzato. Le banche considerano questo
denaro allo stesso modo del denaro ricavato da attività lecite. Come osserva
Jean Ziegler, c'è ormai una "simbiosi pressoché totale tra capitali
accumulati in maniera criminale e capitali legali".
Grazie al facile riciclaggio del denaro sporco, negli ultimi decenni, le
mafie internazionali si sono notevolmente rafforzate ed estese.
L’Ufficio per il
Controllo della Droga e
la Prevenzione del Crimine delle Nazioni Unite, ha promosso
il "Programma Globale per la lotta al riciclaggio di danaro ‘sporco’". Ma
l'azione non potrà mai essere efficace senza la collaborazione delle banche.
Oggi le grandi banche speculano su tutti i settori economici, in tutto il
mondo. Ad esempio, nel 2006,
la Goldman Sachs ha aumentato del 69% le proprie entrate,
grazie a investimenti e guadagni commerciali dovuti ad attività che
sfruttano in modo disumano la manodopera asiatica. Si è arricchita
ulteriormente sulla sofferenza e sulla miseria umana. Così hanno fatto anche
altre banche, come la Lehman Brothers e
la Merril Lynch.
Il potere raggiunto dalle banche ai nostri giorni è senza precedenti.
Nemmeno i grandi dittatori della Storia passata avevano nelle loro mani così
tanto potere. Le banche hanno acquisito la capacità di sovrastare i poteri
statali, e di imporre politiche favorevoli soltanto ai loro interessi.

I dirigenti delle banche guadagnano cifre
astronomiche. Ad esempio, il direttore generale della Goldman Sachs, Lloyd
Blankfein, ha guadagnato nel 2006 ben 53,4 milioni di dollari. Il mondo di
queste persone è completamente avulso dalla realtà del lavoratore comune,
che con poche migliaia di dollari deve sopravvivere e mantenere la famiglia.
Le banche sottraggono ai popoli le ricchezze materiali, il valore del lavoro
e i vantaggi delle attività produttive. Rendono l'esistenza umana sempre più
soggetta al problema della sopravvivenza, impedendo lo sviluppo culturale e
umano dei popoli.
Le banche di Wall Street, come
la Carlyle Group
o la Goldman Sachs , finanziano e
organizzano le campagne elettorali dei politici, e scelgono soltanto quei
candidati che appoggeranno le loro politiche. Negli ultimi decenni le banche
non hanno più trovato ostacoli nell'imporre la loro linea politica, che vede
tagli nella spesa sociale, e privilegi di ogni genere soltanto per la classe
ricca. A causa di ciò, la qualità della vita della maggior parte della
popolazione è peggiorata. La disoccupazione è aumentata, e questo ha fatto
abbassare i salari. La classe media si è impoverita, a causa della
precarizzazione del lavoro e della disoccupazione.

Nel mondo di oggi, la più grave minaccia proviene dall'attuale sistema
finanziario, che permette ad un gruppo di persone di agire senza alcun
limite morale o legislativo. Oggi queste persone vorrebbero colpire l'Iran
per estendere la guerra in Asia e a tutto il mondo islamico. L'obiettivo è
distruggere coloro che avversano il loro sistema economico-finanziario, e
avere nelle loro mani tutto il potere possibile. Lo stretto connubio fra
banchieri, produzione bellica e politici, concentra un potere distruttivo
mai avuto prima.
Le banche
acquisiscono maggiore potere e ricchezza imponendo occupazioni militari o
sistemi dittatoriali. Ad esempio,
la Esso Mobil ha aumentato nel 2006, del 26% i suoi
profitti grazie allo sfruttamento dei pozzi del Kuwait e dell'Arabia
Saudita, paesi in cui sono state imposte dittature. I maggiori azionisti
della Esso Mobil sono le grandi banche come JP Morgan & Co., Barclays e
Mellon. La Total-Fina
-Elf, gruppo petrolifero che sta producendo profitti in Iraq, è controllato
da grandi banche come Mellon e Citigroup.

La qualità della vita di tutti i lavoratori tende ad abbassarsi, e le
istituzioni sono sempre meno centrate sul cittadino, dovendo pagare buona
parte dei guadagni nazionali alle banche. I tagli alla spesa pubblica
incidono sulla qualità dell'istruzione e dell'assistenza medica, e producono
differenze fra chi può permettersi servizi a pagamento e chi no.
Le banche, dunque, esercitano oggi un
potere enorme su tutta la popolazione mondiale, e intralciano in vari modi
lo sviluppo culturale, morale, materiale e spirituale dei popoli. Nel Terzo
Mondo fomentano guerre per produrre profitti, mentre nel Primo Mondo
impediscono un maggiore benessere e reggono le redini della situazione
economica. I politici sono subordinati a questo assetto, e oggi la loro
abilità non consiste nel governare bene, ma nell'ingannare i popoli facendo
credere di essere a loro servizio.
Le banche non sono istituzioni asettiche e neutrali come ci hanno fatto
credere. Esse sono un canale attraverso cui un gruppo di persone ci
controlla e crea una realtà funzionale ai loro interessi. La realtà attuale
è condizionata in modo inimmaginabile da queste strutture, che dettano leggi
e valori. Dal sistema finanziario deriva l'intera realtà economica, politica
e sociale. Una realtà distorta, disumana, in cui le risorse umane trovano
blocchi nei disvalori che producono estraneazione da se stessi. Una realtà
in cui tutto dovrebbe ruotare intorno al profitto e all'interesse materiale,
come se la vita umana potesse essere ridotta al meccanicismo e al
materialismo.

Il sistema
finanziario è stato creato da un gruppo di persone che hanno l'obiettivo di
dominare sui popoli. Questo gruppo di persone ha creato le regole di base e
le ha poste come assiomi, in modo tale che noi fossimo indotti a capire
"come" funziona il sistema e non "chi lo ha creato così e perché". Coloro
che pongono le regole e i parametri da cui non si potrebbe prescindere, sono
anche coloro che ci inducono ad assumere i valori della realtà messa in
gioco, condizionandoci attraverso presupposti impliciti, assunti come
immodificabili. Il sistema è maggiormente condizionante quanto più se ne
assumono i parametri di base in modo inconsapevole. Per questo è necessario
capire questo sistema di dominio, imposto con la disinformazione e
l'inganno. Un sistema che nessuno sceglierebbe liberamente.

Antonella Randazzo ha scritto
Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos
Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia.
Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e
Dittature.
La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).
"DITTATURE:
LA STORIA OCCULTA"
Zenezini Maurizio, "La globalizzazione prima della globalizzazione",
Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche Università di
Trieste, Febbraio 2003,
http://studieur.economia.uniba.it/Sezioni_sito/Novit%C3%A0/globalizzazione_prima.pdf.
Moreau Emile, Memorie di un governatore della Banca di Francia,
Cariplo-Laterza, Roma-Bari 1986.
www.centrostudimonetari.org
Vedi Antonella Randazzo, Dittature. La storia occulta, Il
Nuovo Mondo Edizioni, Padova 2007.
Ziegler Jean, I signori del crimine, Marco Tropea Editore,
Milano 2000, p. 9.
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