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Nel Capitale di Marx (1885), un
passaggio illustra bene il funzionamento delle banche centrali: "Fin dalla
nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state
che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai
privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro.
Quindi l'accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del
progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale
alla fondazione della Banca d'Inghilterra (1694). La Banca d'Inghilterra
cominciò col prestare il suo denaro al governo all'otto per cento;
contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a battere moneta con lo stesso
capitale, tornando a prestarlo un'altra volta al pubblico in forma di banconote.
Non ci volle molto tempo perché
questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d'Inghilterra stessa diventasse
la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto
dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca
desse con una mano per aver restituito di più con l'altra, ma, proprio mentre
riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all'ultimo centesimo
che aveva dato".
Nonostante le varie rivoluzioni
di questi ultimi tre secoli, il modello rimane sempre lo stesso: i soci privati
delle banche centrali si appropriano del
signoraggio,
della differenza tra il semplice costo di stampa delle banconote ed il loro
valore indicato sulla facciata, il valore nominale.
Per quanto riguarda l'euro, per
il 2002, la somma ammontava a
7.000 miliardi di euro.
Somma che la BCE, la Banca centrale Europea, ha sottratto ai popoli europei.
Nelle costituzioni, l'argomento "signoraggio"
non compare.
Per quanto riguarda l'Europa,
l'articolo 105A del Trattato di Maastrich prevede che: "La BCE ha il diritto
esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote all'interno della Comunità. La
BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote
emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche
banconote aventi corso legale nella Comunità".
Il Trattato di Maastricht,
stipulato non a caso a cavallo delle stragi Falcone e Borsellino, nulla dice a
proposito del signoraggio, ma riserva alla privata BCE il diritto esclusivo di
autorizzare l'emissione monetaria.
E' interessante notare che i
firmatari per l'Italia, su mandato dell'allora Presidente Francesco Cossiga,
furono Gianni De Michelis (all'epoca
ministro degli Esteri) e
Guido Carli (ora defunto,
all'epoca ministro del Tesoro).
In pratica, prima ancora che nascesse la Costituzione Europea, si erano già
messi d'accordo per la
divisione della torta monetaria.
Tornando indietro del tempo, non
troviamo traccia del signoraggio nella Costituzione italiana adottata il primo
gennaio 1948. Questo argomento è troppo importante per essere sottaciuto:
qualcuno, ogniqualvolta vengono emessi degli euro, si arricchisce con questa
medioevale rendita di posizione che non ha niente a che spartire con la
democrazia. Recentemente, a Ginevra, mi è capitato di scambiare delle opinioni
con degli eminenti esperti mondiali di riciclaggio che, curiosamente, ben poco
mostravano di sapere in tema di
signoraggio.
Ma se il signoraggio è un'abuso
dell'ignoranza popolare, visto che come argomento viene in pratica tenuto
segreto, dall'altra parte si tratta di uno strumento potentemente eversivo in
una società, come la nostra, dove i soldi sono potere. Dove, rubando tutto il
valore della moneta all'atto dell'emissione, se ne può disporre per comprare
candidati, elezioni, amministratori, oppure per partecipare a quell'orgia
chiamata privatizzazione, mettendo in atto una sapiente ed efficace azione di
riciclaggio della refurtiva monetaria.
Ma c'è di più: avendo la totale libertà di decidere quando, come e quanta moneta
stampare, si genera il fenomeno triste dell'inflazione. Più moneta viene
stampata e più ne diminuisce il valore. Il lettore potrebbe essere tratto in
inganno dalle differenze di valore sui cambi: in realtà queste differenze
dipendono dalla velocità di funzionamento delle macchinette stampa-soldi delle
reciproche private banche centrali. Se la Federal Reserve esagera, mentre la BCE
si trattiene un poco, l'euro "sale".
Ma sale comparativamente al dollaro, il suo potere d'acquisto reale diminuisce
comunque.
Purtroppo i governi, che sono
complici di questa triste macchinazione, non possono riconoscere ufficialmente
qual'è il meccanismo che genera l'inflazione: succederebbe, come varie volte
negli ultimi 310 anni, una rivoluzione. Quindi -
rovesciando sapientemente i ruoli di
causa ed effetto - l'aumento
dei prezzi viene attribuito alla voracità dei lavoratori e/o dei commercianti.
Come se nessuno di noi avesse dei parenti sopravvissuti degli anni '60 che
potrebbero testimoniare quanto valeva allora lo stipendio di un operaio.
I sindacati non riescono a tenere
testa all'inflazione generata dalle private banche centrali: più cercano di
adeguare gli stipendi dei lavoratori, PIU' vengono accusati di essere LORO a
creare l'inflazione. D'altra parte, nessuno ne sa -
ufficialmente
- niente. Inoltre, gli economisti più gettonati non sono certo quelli che dicono
cose "scomode"
per i governi. Esiste tuttavia una scuola d'economisti che negli ultimi tempi fa
sempre più parlare di sé: La Scuola Austriaca d'Economia. Proprio negli ultimi
mesi, questa scuola ha reso disponibile su Internet, in inglese, una gran
quantità di testi che possono essere scaricati gratuitamente: il sito è
http://www.mises.org.
Leggendone anche solo un paio, si
scopre un punto di visuale completamente trascurato nella stampa di regime e nei
media tradizionali. Si riesce a capire perché esistono periodi ritmici di
sviluppo-recessione, i cosiddetti cicli "boom-bust",
e fenomeni quali Parmalat
- piuttosto che Cirio
o il vecchio scandalo del
Banco Ambrosiano - diventano
facilmente prevedibili e comprensibili. Diventano addirittura inevitabili.
Uno dei soci privati tipici delle
banche centrali, è il Barone
Evelyn de Rothschild: ma non
mancano di certo le antiche famiglie reali europee. Questi primi beneficiari
dell'emissione monetaria, e dell'omertà che ne circonda in funzionamento, non
hanno difficoltà a mantenere un ottimo treno di vita: altrimenti, voi li
capirete, come farebbero per mantenere i castelli e le loro lussuosissime
dimore, con quello che "costa"
la vita?
Non vorrete mica che si mettano a
lavorare davvero, dopo tutti questi secoli! Hanno perso la mano. Quindi, per
questo ennesimo lugubre anniversario del 27 luglio monetario, mi auguro solo una
cosa: che quanta più gente possibile, almeno per una volta, organizzi un bel
festeggiamento in piazza degno dell'evento.
Riprendiamoci quello che
rimane dei nostri soldi.
Marco Saba |