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ALCUNI ASPETTI DEL
SIGNORAGGIO
In questa parte ci
occupiamo prima di definire in modo appropriato il signoraggio, poi
dei meccanismi istituzionali che potrebbero consentire il
trasferimento del signoraggio dalla Banca Centrale al Tesoro (e che
sono stati drasticamente ridimensionati negli ultimi anni, ed in
particolare con il trattato di Maastricht), infine della misurazione
e previsione dei flussi effettivi di signoraggio in Europa.
Il signoraggio
è stato chiamato:
1.
Guadagno del signore
che deriva dal potere di far accettare come mezzo di pagamento una
"moneta" dal contenuto aureo inferiore al valore dichiarato. Esso
aumenta nel passaggio alla carta moneta non convertibile ("fiat"
money) (Riccardo Rovelli -
Economia dell'integrazione europea - Politica monetaria - Parte A -
http://www.dse.unibo.it/rovelli/EIE-2002.html).
2.
Costo opportunità (Phelps, Swedish JE
1971; Marty, JMCB 1978).
3.
Signoraggio monetario (Cagan, in
Friedman, Studies on the QTM, 1956; Marty, JPE 1967; Friedman, JPE
1971).
4.
Tassa da inflazione
(Friedman, Essays in Pos. Ec., 1953;
Bailey, JPE 1956).
Il concetto di "signoraggio"
viene normalmente riferito, dalla tradizione neoclassica,
all'appropriazione di risorse senza corresponsione di un equivalente
che lo Stato è in grado di attuare nei confronti dei suoi cittadini
mediante l'emissione di moneta a corso forzoso che rappresenta una
parte della base monetaria. Questa moneta ha un costo trascurabile
ma acquisisce la validità oggettivamente sociale del denaro
attraverso il potere d'imposizione statuale, permettendo che si
possano acquistare merci di valore monetario pari all'importo
stampato.
Un rilievo essenziale
da avanzare è che una tale concezione è valida solo laddove, e nella
misura in cui, il "sovrano"
emette segni monetari per finanziare l'acquisizione di valori d'uso
(merci e servizi)
finalizzati alla propria utilità personale (es. le spese personali
del sovrano e della corte o del Governo o del Capo dello Stato), e
non alla costruzione di infrastrutture e all'erogazione di servizi
collettivi (sanità,
istruzione,
difesa,
ordine pubblico,
ricerca
scientifica,
etc.).
Fatto salvo il "pizzo"
che l'apparato dirigente burocratico trae dalla gestione della
connessa circolazione di denaro [costi di circolazione del capitale,
tali consumi ed investimenti pubblici vanno a beneficio delle
diverse parti della società civile. Allo stesso tempo, il fatto che
parte di questa nuova moneta possa essere emessa a copertura dei
pagamenti per interessi sul debito pubblico non influisce
sull'essenza del ragionamento, che inoltre vale negli stessi termini
per la tassazione - forma principale di esazione fiscale.
Dunque, con l'emissione di moneta statale a corso forzoso le risorse
vengono appropriate a favore della collettività generica e sono
scambiate contro segni che -
per i presunti
confiscati che hanno fornito merci e servizi
- hanno la validità oggettiva di denaro, materializzazione
immediatamente sociale della ricchezza ed equivalente generale del
variopinto e sterminato mondo delle merci.
Il signoraggio,
nell'accezione rozza ed ideologica dell'economia liberista perde
molta della sua consistenza, apparendo come retaggio ideologico di
una concezione dello Stato precapitalistica. Infatti, se è pur
banalmente vero, come vorrebbero i neoclassici, che nuova moneta
viene emessa come reddito del "sovrano"
è altrettanto - e più significativamente - vero che:
1)
non è reddito
del solo "sovrano"
ma della generica collettività
2)
quel denaro
sostituisce, per i fornitori di merce e servizi, il capitale-merce
valorizzato dal lavoro con capitale-monetario non valorizzato dal
lavoro.
Quando poi la
creazione di nuova "base
monetaria" da
parte della banca centrale non è legata al finanziamento del deficit
di bilancio statale (immissione
corrispondente ad accumulazione di riserve estere o agli ordinari
rapporti con il sistema bancario),
allora viene meno anche il semplice presupposto del signoraggio del
Leviatano, dal momento che essenzialmente non si ha uno scambio di
equivalenti: infatti, nuovo denaro nazionale deriva dalla
conversione di un incremento delle riserve valutarie estere, ovvero
entra in circolazione come nuovo capitale monetario da prestito
concesso su richiesta delle banche private (liquidità
concessa contro equivalente in titoli).
In sintesi, non di signoraggio come esazione diretta a
vantaggio delle istituzioni del potere politico statuale (governo)
si deve parlare, ma di effetti espansivi e/o redistributivi sul
reddito prodotto, e sulla ricchezza, connessi all'emissione di nuovi
segni di denaro operante come capitale, all'espansione del credito e
alle conseguenti variazioni dei prezzi (inflazione),
che potrebbero erodere in parte il valore del potere d'acquisto di
alcuni gruppi sociali. Ma tali effetti favoriscono in genere la
classe complessiva dei capitalisti, ovvero alcune sue frazioni
specifiche, a diretto scapito o minor beneficio delle altre classi
sociali o frazioni della stessa classe capitalistica.
Rapporto tra
signoraggio ed emissioni monetarie delle Banche Centrali
Si può definire il
signoraggio come il risparmio che un governo ottiene emettendo (attraverso
la Banca Centrale)
base monetaria (che
non è remunerata)
rispetto a debito pubblico (remunerato in base al tasso d'interesse
corrente). Si tratta pertanto di un risparmio che consente di
ridurre la spesa pubblica per interessi. Visto in questo modo, il
flusso annuo di signoraggio è pari alla quantità di base monetaria
emessa dalla Banca Centrale moltiplicata per il livello dei tassi
d'interesse nominali.
Inoltre, poichè il livello dei tassi d'interesse cresce con
l'inflazione (o
perlomeno con la sua aspettativa),
possiamo dire che il signoraggio è anche proporzionale al tasso
d'inflazione.
Inoltre, nella misura in cui il tasso d'inflazione è pari al tasso
di crescita della moneta (o
della base monetaria),
possiamo anche dire che il signoraggio è proporzionale al tasso di
crescita di quest'ultima.
Rapporto tra signoraggio e dollarizzazione
In questo caso il
rapporto è, per così dire, inverso. Infatti, dollarizzazione
significa rinuncia alla sovranità monetaria: un governo che
dollarizza rinuncia alla possibilità di emettere moneta propria,
quindi rinuncia al signoraggio. In genere il motivo per cui lo fa è
per rimediare agli errori commessi in un periodo precedente,
caratterizzato da una emissione eccessiva (ossia, con un tasso di
crescita eccessivamente elevato) di base monetaria, che ha condotto
ad una inflazione corrispondentemente (e
persistentemente) elevata.
Rapporto tra
signoraggio e debito pubblico
Per data spesa
pubblica, il governo può finanziarla ricorrendo ad uno di questi tre
modi
a)
spesa finanziata con imposizione fiscale tradizionale (irpef,
iva,
etc.)
b)
spesa finanziata con emissione di debito pubblico oneroso
d'interesse. A sua volta, una volta emesso il debito, si possono
verificare quattro casi:
-
b.1)
a scadenza, il debito (comprensivo
degli interessi)
dovrà essere rimborsato con l'imposizione fiscale tradizionale
-
b.2)
il governo decide di non onorare il debito - sostanzialmente,
dichiara bancarotta
-
b.3)
il valore reale del debito (non indicizzato) viene "spazzato
via" dal succesivo aumento dei
prezzi dovuto all'inflazione, e quindi il governo deve
rimborsare con l'imposizione fiscale un debito il cui valore si
è fortemente ridotto
-
b.4)
il debito in scadenza viene rinnovato con l'emissione di nuovo
debito. Tuttavia, questo puo' essere fatto purchè il debito non
cresca troppo in rapporto alla dimensione dell'economia (ossia
al PIL), e se ciò si verifica ci
ritroviamo in uno dei tre casi precedenti
c)
spesa finanziata con emissione di base monetaria (tramite
la banca centrale), ossia
sostanzialmente con emissione di debito non oneroso d'interesse (ossia
con il signoraggio).
Se la voce "c"
è limitata (cioè,
grosso modo,
è inferiore al 1% del PIL)
allora siamo nella "fisiologia"
di un sistema economico contemporaneo. Se invece, il governo induce
la B.C. a ricorrere eccessivamente all'emissione di base monetaria,
allora ci troveremo in una situazione di inflazione eccessiva.
Non sorprendentemente, i paesi che hanno sistemi d'imposizione
fiscale inefficiente tendono o a posporre il problema con
l'emissione di debito (voce b)
oppure se anche questa via è preclusa o è stata già troppo sfruttata
cercano di ricorrere al signoraggio, ossia alla finanza
inflazionistica.
LA
DOLLARIZZAZIONE
la lotta per il signoraggio internazionale
Guglielmo Carchedi
Quest'articolo
consiste di alcune parti prese da un testo molto più lungo, scritto
originariamente in inglese e che apparirà in spagnolo in
Cuadernos del Sur. Entrambi I testi possono essere richiesti
all'autore, all'università di Amsterdam (Carchedi@fee.uva.nl)
Il 24 gennaio 2000,
il Los Angeles times riferiva che il dollaro statunitense era
diventato la moneta ufficiale di Timor est, nell'ambito dei
preparativi per la sua autonomia dopo il recente fallito tentativo
dell'Indonesia di reprimere selvaggiamente il movimento
indipendentista. Né la popolazione, né i commentatori ufficiali
sembrano aver dato molta attenzione alla dollarizzazione di
quel paese.
Tuttavia, l'annuncio
nello stesso mese da parte dell'Ecuador di rimpiazzare la moneta
nazionale, il sucre, con il dollaro statunitense provocò
grandi proteste popolari che fecero notizia.
Per fermare il piano, la popolazione indigena
marciò su Quito e, secondo la Associated press, "con l'aiuto
di alcuni giovani ufficiali delle forze armate fece irruzione nel
palazzo del congresso. Proclamò un nuovo governo guidato da una
giunta di tre uomini inizialmente composto da un colonnello
dell'esercito, il capo del movimento indigeno che aveva organizzato
la protesta, e un ex presidente della Corte Suprema". La giunta
rovesciò il presidente, Jamil Mahuad, e instaurò un "parlamento
del popolo" rivendicando così, di
fatto, il potere.
Naturalmente, ciò non
piacque al Grande Fratello, gli Stati Uniti. "Il colonnello
fu rimpiazzato dal generale Carlos Mendoza, il capo delle forze
armate [che]
successivamente sciolse la giunta e diede il potere al signor Noboa,
un ex professore universitario. Il generale Mendoza disse di aver
preso queste misure dopo aver parlato con ufficiali statunitensi che
avevano minacciato di tagliare gli aiuti economici e di scoraggiare
gli investimenti stranieri nell' Ecuador se il potere non fosse
stato restituito al governo eletto" [ibid].
Il nuovo presidente
si impegnò a portare avanti la dollarizzazione del sucre. Il
nuovo ministro delle finanze disse che "la dollarizzazione è uno
strumento fondamentale per creare stabilità, crescita e democrazia a
patto che sia accompagnata dalle leggi corrette". La legge sulla
dollarizzazione fu approvata l'11 marzo 2000. Il giorno dopo, guarda
caso, l'Ecuador ricevette un prestito per 2 mrd $ dal Fondo
monetario internazionale e altre istituzioni.
La vecchia lezione è che gli Stati uniti faranno qualsiasi cosa per
soffocare, se necessario nel sangue, ogni movimento popolare
contrario ai loro interessi, specialmente se tali movimenti generano
istituzioni democratiche radicalmente alternative. Ma c'è anche un
elemento di novità. Sia alcuni settori della borghesia ecuadoriana
che gli Usa hanno dimostrato di essere a favore della
dollarizzazione.
A dire la verità, il
quadro è più complesso. Da una parte, una frazione della borghesia
locale, per esempio quelle ditte esportatrici che possono competere
solo attraverso la svalutazione, è contro la dollarizzazione.
Dall'altra, la dollarizzazione è favorita dalle classi medie
e da quei settori delle classi lavoratrici i cui risparmi sono erosi
dalla svalutazione del sucre nei confronti del dollaro
statunitense.
Ma, in generale, si
può dire che l'idea della dollarizzazione ha vinto nell'Ecuador
perché:
1)
favorisce gli
interessi dei settori più influenti della borghesia e, in una
maniera più contraddittoria, del resto della classe capitalista e
delle classi medie;
2)
sembra
proteggere gli interessi economici delle classi medie e di una parte
della classe operaia ecuadoriana, perché protegge i loro risparmi da
continue svalutazioni;
3)
emerge, nella
attuale congiuntura, come un valido strumento della politica
economica e estera degli Stati Uniti; e
4)
per ragioni
più contingenti, è stato un atto disperato del governo Mahuad per
mantenere il potere.
L'economia
dell'Ecuador è di importanza limitata per gli Usa. La repressione
del movimento indigeno fu dovuta più a motivi politici e ideologici
(la paura del "contagio"
di altri paesi) che a motivi economici.
Tuttavia, la
dollarizzazione di importanti paesi sudamericani sarebbe di un
interesse molto maggiore per gli Usa, per ragioni che saranno
esaminate più avanti. Qui è sufficiente sottolineare che mentre gli
Usa non favoriscono apertamente la dollarizzazione, sono i paesi
dominati stessi (l'Argentina,
il Brasile,
l'Ecuador,
l'Indonesia,
il Messico,
la Russia,
il Venezuela
e persino il
Canada) che
esplorano esplicitamente la possibilità di "dollarizzare".
Quello che sembrava
inconcepibile fino a poco tempo fa, è diventata una possibilità
concreta. In questo senso, la dollarizzazione dell'Ecuador è
importante perché serve come un primo esempio e potrebbe servire a
vincere le obiezioni sia politiche che ideologiche degli altri
possibili candidati. Vediamo quindi quali sono i problemi e la posta
in gioco.
È necessario
distinguere tre tipi di dollarizzazione.
Con la
dollarizzazione non ufficiale la popolazione tiene le proprie
disponibilità finanziarie in dollari anche se il dollaro non è la
moneta ufficiale. Una misura è data dal fatto che tra il 50% e il
75% dei dollari è nelle mani di stranieri. La gran parte
dell'America Latina è dollarizzata non ufficialmente.
Con la
dollarizzazione semi-ufficiale, un paese usa il dollaro come
una seconda moneta legale. Questo è dunque un sistema bimonetario.
Una dozzina di paesi appartiene a questa categoria, come le
Bahamas,
la Cambogia
e il Laos.
Con la
dollarizzazione ufficiale, o completa, il dollaro rimpiazza
la moneta nazionale (che eventualmente può continuare a esistere
come moneta metallica divisionale di piccolo valore).
Il paese che
dollarizza diviene in effetti parte del sistema monetario Usa. La
sua offerta di moneta dipende inizialmente dalla sua base monetaria
dopo la conversione e dopo di ciò dalla sua bilancia dei pagamenti.
La sua base monetaria aumenta se le esportazioni sono maggiori delle
importazioni e se l'afflusso di capitali è maggiore del capitale
uscente, e diminuisce nei casi opposti.
Il caso più conosciuto di dollarizzazione completa è quello del
Panama, che dollarizzò nel 1904, e che viene considerato come un
successo economico. Questo paese dipende per il 75% del suo Pil
dalla sua posizione geografica particolare e non può quindi essere
rappresentativo del sud America.
Ma, a parte ciò,
mentre il Pil cresce e l'inflazione è bassa, nel 1997 e 1998 il
tasso di disoccupazione era del 13,4%, dal 1980 al 1989 la
popolazione in povertà è cresciuta dal 28% al 32%, e nel 1990 Panama
era una dei paesi di tutto il mondo il cui indice di "sviluppo
umano" era calato
di più (era
sorpassato solo dal Nepal,
il Brasile,
la Costa d'Avorio
e la Giamaica).
Inutile dire chi trae vantaggio dalla dollarizzazione completa.
Esaminiamo ora cause
ed effetti della dollarizzazione completa.
Occorrono alcuni
aspetti del signoraggio.
Incominciamo con il
signoraggio nazionale, cioè la appropriazione di valore da parte
dello stato, dovuta al fatto che lo stato è l'unica istituzione che
può emettere moneta legale. La letteratura distingue tra
a) signoraggio
come stock (un reddito,
cioè appropriazione di valore, limitato al momento in cui la moneta
è emessa)
Il tipico caso di
signoraggio come stock è quello del sovrano che conia monete
che hanno un valore intrinseco minore di quello nominale, e quindi
del valore delle merci che egli può acquistare con quelle monete. Lo
stesso vale per gli stati moderni. Per esempio, per stampare un
dollaro Usa ci vogliono 3 centesimi. Lo stato nord americano si
appropria di un valore pari a 97 centesimi ogni volta che stampa un
biglietto da un dollaro che poi usa per acquistare merci. Tale
nozione è valida. (Non è una semplice battuta quella fatta
di recente dal ministro dell'economia Tremonti esortando la
trasformazione dell'euro metallico in banconota: in tal modo, per
ogni euro il governo ne avrebbe avuto a disposizione 97 centesimi -
vedi avanti)
b) Signoraggio
come flusso (un flusso di reddito, di valore, durante un
periodo di tempo).
La nozione di signoraggio come flusso è sbagliata.
Quest'ultima nozione si riferisce ai titoli di stato emessi dal
governo (il Tesoro) Usa e acquistati dalla banca centrale (la Fed).
Il Tesoro paga un flusso di interessi alla Fed e tale flusso
viene concepito come signoraggio. Ciò è sbagliato ed è una sorgente
di confusione. Se un ramo dello stato (il Tesoro) paga interessi ad
un altro ramo (la Fed) vi è semplicemente un trasferimento di
valore all'interno dello stato stesso, e non un’ appropriazione di
valore, da parte dello stato, dai capitalisti o dai lavoratori.
Quanto sopra ci serve per comprendere il signoraggio internazionale
in relazione alla dollarizzazione, cioè l'appropriazione di valore
da parte degli Usa dovuta al fatto che altre nazioni adottano la
dollarizzazione non ufficiale o ufficiale.
Incominciamo
dalla dollarizzazione non ufficiale, usando il concetto di
signoraggio come stock.
Il signoraggio
internazionale deriva dal fatto che una grossa fetta della base
monetaria Usa è tenuta da stranieri come riserva di valore
internazionale, e come mezzo di circolazione se una moneta è
scambiata contro un'altra attraverso un passaggio intermedio, la
conversione in dollari. Questi dollari, che sono stati acquisiti da
altri paesi esportando negli Usa, non possono essere usati da tali
paesi per comprare beni Usa (come accadrebbe per altre monete) e
quindi rappresentano importazioni praticamente gratis negli Usa.
Ma è la
dollarizzazione ufficiale che qui ci interessa.
Consideriamo
l'Argentina, il paese che più probabilmente dollarizzerà completamente.
Nel tentativo di
controllare la iperinflazione degli anni '80, l'Argentina promulgò
la legge sulla convertibilità nel 1991 che istituì il
Currency board, grazie al quale il pubblico può cambiare
liberamente dollari in pesos e viceversa al tasso di
uno a uno.
Quindi, per
dollarizzare, ci deve essere un dollaro nelle riserve per ogni
peso in circolazione (15 mrd). In effetti, le riserve in dollari
sono maggiori, circa 30 mrd. Non ci dovrebbero essere problemi,
quindi, per dollarizzare. Si noti che le riserve in dollari non sono
in contanti ma in titoli Usa, sui quali il Tesoro americano paga
interessi alla banca centrale argentina.
Supponiamo ora che
l'Argentina passi dal Currency board alla dollarizzazione
completa.
Secondo gli
economisti neoclassici l'Argentina perderebbe il suo signoraggio
internazionale (che è concepito come gli interessi che la banca
centrale argentina riceve sui titoli del Tesoro americano, circa 750
mln $ annui). Allo stesso tempo, sempre secondo gli economisti
neoclassici, gli Usa guadagnerebbero un signoraggio perché non
dovrebbero più pagare quegli interessi. Tutto ciò è profondamente
sbagliato.
Primo, l'Argentina
non perderebbe il signoraggio internazionale ma semplicemente gli
interessi sui titoli di stato Usa che redime.
Secondo, non vi
sarebbe un maggior signoraggio per gli Usa. Per dollarizzare,
l'Argentina venderebbe i suoi titoli Usa alla Fed, ricavando così 15
mrd $. Il flusso d'interessi dal Tesoro americano alla Fed
aumenterebbe, ma ciò, come detto sopra, non ha nulla a che vedere
col signoraggio.
In realtà, le cose
sono ben diverse.
Lo stato argentino perde il suo signoraggio nazionale [vedi
sopra]. Non
vi è un aumento del signoraggio nazionale Usa (per le ragioni
sopraddette). Non vi è un aumento del signoraggio internazionale
Usa, ma solo una cessazione di pagamento d'interessi dal Tesoro
americano alla banca centrale argentina. Lo stato argentino non
perde signoraggio internazionale dopo la dollarizzazione (perde solo
gli interessi) semplicemente perché lo stato argentino non riceveva
un signoraggio prima della dollarizzazione ma interessi [vedi
sopra].
Lo stato argentino cessa semplicemente di pagare interessi al Tesoro
americano. La distinzione è importante. Infatti, l'Argentina avrebbe
ricevuto un signoraggio dagli Usa se la Fed avesse tenuto pesos
nei suoi forzieri come riserve internazionali, ciò che ovviamente
non è il caso. La confusione teorica tra signoraggio e pagamento di
interessi serve bene gli interessi Usa perché rovescia i
reali rapporti di forza (finanziari
e quindi economici)
tra il paese imperialista dominante e il paese dominato.
Siccome non vi è motivo di pensare che tutti i 15 mrd $ che verranno
immessi in circolazione (al
posto dei pesos)
verranno usati per comprare beni Usa, gli Usa perderanno al massimo
una parte del loro signoraggio internazionale, ritenendo così un
parte di esso.
Queste misure
quantitative sono state espresse in termini di denaro. Esse
sottovalutano il signoraggio in termini di appropriazione di valore
dovuto alla formazione dei prezzi internazionali [vedi Carchedi,
Frontiers of political economy, Verso, London 1991].
Abbiamo visto che gli
economisti neoclassici concepiscono erroneamente il signoraggio come
un flusso (di
interessi) e non
come stock. Vi sono almeno tre motivi per cui tale concezione
serve bene gli interessi Usa.
Primo,
da un punto di vista economico, l'Argentina perde gli interessi sui
titoli di stato Usa (750
mln $) senza
disfarsi del signoraggio (15 mrd $, che anche dopo la conversione
dei pesos in dollari continueranno a circolare nel paese
senza che siano usati per acquistare beni Usa). Siccome l'Argentina
chiede agli Usa un rimborso per le perdite subite in seguito alla
dollarizzazione, gli Usa sono chiamati a risarcire (una
parte di) 750 mln
$ piuttosto che questa cifra più (una parte di) 15 mrd $.
Secondo,
da un punto di vista politico, un flusso di pagamenti annuali può
essere sospeso e quindi lega il paese dollarizzante agli umori degli
Usa.
Terzo, da un
punto di vista ideologico, la confusione tra signoraggio (come
stock) e
un flusso di interessi trasforma il paese dipendente che riceve
interessi sui titoli Usa nel paese che riceve un signoraggio, e
quindi nel paese "dominante".
Diritto di
signoraggio
I promotori del
Manifesto "Per
la Giustizia monetaria e la Proprietà popolare della moneta"
- nell’ambito dell’importante
Convegno di Guardiagrele
del 13/09/02 per l’organizzazione
del Sindacato Antiusura SAUS e il patrocinio dei Comuni di Arcore e
Guardiagrele – hanno appreso con sentimento di viva indignazione il
messaggio che Wim Duisenberg,
governatore della Banca Centrale Europea, ha inviato al Ministro
Tremonti, in merito alla sua proposta di
sostituire le monete da 1 e 2 euro con simboli cartacei.
"In
linea di principio – recita
testualmente la dichiarazione del presidente della BCE –
non abbiamo nulla in contrario; mi auguro però
che il ministro Tremonti sia consapevole che così perderebbe i
proventi del diritto di
signoraggio"
In proposito i
promotori del "Manifesto
per la Giustizia Monetaria"
dichiarano:
-
Premesso
che il Signoraggio è la proprietà
dei valori monetari pari alla differenza tra costo tipografico (o
di conio) e il valore
nominale.
-
Constatato che la Banca poteva
affermare di essere proprietaria della moneta quando l’emissione
era basata nella riserva aurea, in quanto poteva dire: "La
moneta è mia perché la riserva è mia",
essendo la moneta concepita come titolo di credito
rappresentativo della riserva;
-
Che alla data del
15 Agosto 1971, con la fine degli accordi di Bretton Woods, la
riserva è stata abolita;
-
Che da questa
data la Banca non è più legittimata ad emettere la moneta
prestandola seguendo la regola del Signoraggio;
-
Che nessuna norma
del Trattato di Maastricht considera la titolarità della
proprietà, ossia del signoraggio sulla moneta, all’atto
dell’emissione.
-
Appare evidente
che il valore monetario non è più causato dalla riserva, che non
esiste ma dalla accettazione convenzionale delle collettività
nazionali.
-
Pertanto,
la proprietà della moneta va attribuita al portatore, ossia alle
collettività nazionali che ne creano il valore convenzionalmente
per il solo fatto che l’accettano.
-
Poiché alla luce
delle dichiarazioni del presidente della BCE emerge l’abusiva
affermazione che il diritto di signoraggio è della BCE, in
palese violazione del Trattato di Maastricht.
-
Poiché dopo la
recente scoperta del "Valore
Indotto", è
dimostrato che il valore monetario nasce non nella fase
dell’emissione ma nella fase dell’accettazione, la proprietà
della moneta va attribuita alle collettività nazionali dei Paesi
membri dell’Unione Europea.
-
Prendiamo atto
che è merito del Ministro Tremonti, per avere messo il dito
nella piaga perché emerga, dalla dichiarazione Duisemberg, che
si vuole lasciare agli Stati solo l’elemosina proveniente dal
"Signoraggio
degli spiccioli",
riservando così il malloppo agli usurai della Banca Centrale
Europea.
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