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Il denaro è entrato nel corso della civiltà
come mezzo di scambio per le merci, quando la crescente
complessità della vita economica rese indispensabile il
superamento del semplice baratto tra le merci medesime.
La sua innegabile utilità per questa funzione
economica fu accompagnata ed ampiamente superata dalla
particolare disposizione del denaro a poter rappresentare
qualsiasi merce, potendo divenire in tal modo un mezzo al
servizio dell'uomo per esprimere la sua libertà creativa.
Tuttavia questa possibilità d’evoluzione
nella libertà e nella civiltà ha portato con sé la terribile
possibilità che il denaro esorbitasse dalla pura sfera
economica per coinvolgere l'anima dell'uomo e quindi il suo
desiderio egoistico di possederlo e di produrlo soprattutto
per il soddisfacimento egoistico dei propri desideri.
Avvolto dalle spire del desiderio egoistico
il denaro da all'uomo non più soltanto il mezzo per "poter
essere" spiritualmente più libero e creativo, ma anche per
"poter avere" materialmente più cose. Nell'ambito materiale il
"poter avere" più cose significa avere maggior potere su chi
ha un minor numero di cose.
Un simile potere condiziona l'intera vita
degli uomini all'interno di una società ed ogni individuo è
costretto a confrontare la sua vita animica, che si esprime
come pensiero, senti mento e volontà, con l'onnipresente
potere del denaro che interviene socialmente non soltanto
nella sfera materiale, nello scambio delle cose, ma anche
nella sfera spirituale e nella sfera del diritto.
Senza il denaro si è condannati alla fame ed
all'indigenza; l'iniziativa spirituale che non sia volta a
produrre ricchezza non si manifesta socialmente; i diritti
fondamentali dell'uomo, come libertà e giustizia vengono
meno.
Nell'epoca dell'anima cosciente lo spirito
spinge gli uomini al mutamento sociale e se gli uomini non rispondono sorge la controimmagine dell’esperienza della
Soglia.
Questa mostra nel mondo visibile la
separazione delle tre facoltà dell'anima e per quanto riguarda
il denaro si può osservare :
-
L’ipertrofia del pensiero finanziario,
espressione della meccanizzazione dello spirito che
assoggetta il denaro al potere delle banche.
-
L’ipertrofia della volontà ideologica,
espressione dell’animalità del corpo, che determina l’uso
economico del denaro in conformità dei riformismi.
-
L’impotenza animica, espressione della
vegetalizzazione dell'anima, che nella vita sociale
assoggetta il diritto al potere finanziario.
La Conoscenza deve condurre pertanto al
sorgere di tre ideali in grado di effettuare un rovesciamento
di queste condizioni.
-
Attraverso una metamorfosi delle forze conoscitive la
scienza finanziaria deve essere spiritualizzata.
-
Attraverso l'amore cristico deve esprimersi la
fratellanza economica.
-
Attraverso la libera moralità individuale deve
avverarsi un nuovo incontro tra gli uomini secondo un
diritto fondato sull’individualismo etico.
Il punto di partenza è il riconoscimento che
il denaro ha un compito cosmico.
All'inizio della sua evoluzione verso la
libertà l'uomo è stato guidato dalle forze luciferiche che operano al di fuori dell’elemento fisico-minerale.
Finché l'anima umana non era troppo approfondita nella
incorporazione di questo elemento, l'oro è stato considerato
sempre l’espressione della spiritualità solare tanto che le
prime monete auree furono coniate dai sacerdoti o dai
re-iniziati.
Ma quando l'uomo, per necessità evolutive
relative alla conquista della libertà, dovette sempre più
progredire verso un coinvolgimento con la materia, sono
divenute particolarmente attive le forze arimaniche per
le quali il morto minerale ha la massima importanza.
Il denaro-oro perse inesorabilmente il suo
valore spirituale e si avviò verso un processo spaziale di
smaterializzazione attraverso la banconota, il conto corrente,
la carta di credito, dirigendosi verso la natura subumana
dell'elettricità e del magnetismo.
Tuttavia la perdita della consistenza
materiale non ha avviato il denaro-oro in un processo di
spiritualizzazione; anzi in questa condizione vi rimane ancor
più ancorato e si esprime come potere immateriale sulla
volontà umana.
Immerso inesorabilmente in tutte le
manifestazioni della vita umana, il denaro si comporta come
una sorta di sangue in perpetua circolazione nell’organismo
sociale, sospinto da proprie leggi indipendenti da un
qualsiasi controllo che non sia arimanico.
Attraverso il denaro, le potenze arimaniche
pongono all'evoluzione umana l'ostacolo necessario per
l'ulteriore processo verso la conquista della libertà.
Le forze processuali
dell'Oro-Sole-Cristo, come un sangue spirituale che
compenetra il cosmo intero si trovano ormai contrapposte ad
una sorta di Moneta-Finanza-Arimane che compenetra le
forze materiali subumane con le quali le potenze arimaniche
intendono edificare un nuovo cosmo senza l'Uomo.
Su queste forze l'uomo attuale ha perso
praticamente ogni controllo e ne viene anzi soggiogato
attraverso la meccanicizzazione del suo spirito e
l'animalizzazione del suo corpo. Tra i due si è creato un
vuoto animico entro il quale cresce il Doppio e prosperano le
forze arimaniche.
L'impulso cosmico evolutivo di cui è
portatore il Cristo-Oro richiede dagli uomini che facciano
sorgere nella loro interiorità una nuova forza solare che
generi un nuovo sangue spirituale attraverso il
pensiero vivente e la volontà compenetrata di fantasia
morale.
È questo il segreto del processo alchemico
della pietra filosofale capace di produrre l'oro. Perché ciò
possa avvenire come una conquista umana il Cristo ha accettato
di passare attraverso la morte materiale, ma non ha accettato
di sconfiggere da solo le forze arimaniche. "Tu non sai" disse
Arimane al Cristo "che quaggiù gli uomini sono obbligati a
trasformare il denaro (pietra-moneta) in pane con il potere
del mio intervento".
Steiner ci ha dato un mezzo per educarci
attraverso il discernimento delle diverse qualità del denaro
con il quale combattere contro la potenza arimanica. Passato,
presente ed avvenire accompagnano distintamente l'evoluzione
dello spirito umano che nel corso di molteplici incarnazioni
passa dal mondo spirituale a quello terreno e di nuovo a
quello spirituale. Così il denaro accompagna nella sua realtà
astutamente nascosta il passato, il presente e l’avvenire
modificando la sua realtà processare all’interno del
tempo.
Il denaro che usiamo nel presente consente
l’acquisto di ciò che si è formato nel passato per mezzo dello
spirito umano; il denaro che usiamo nel presente come prestito
consente di attuare il suo divenire terreno nel futuro; il
denaro che usiamo nel presente come un dono muore e risorge in
una futura vita spirituale.
Ciò significa che l’uomo per la sua
evoluzione deve essere schiavo del lavoro ed essere costretto
a procurarsi con esso il cibo?
Attraverso i tempi e con l'intervento del
cristianesimo, la schiavitù del corpo è andata incontro ad un
processo di superamento che tuttavia è ben lungi dall'essere
compiuto.
Se è vero che nessuno oggi ritiene che si
possa vendere o comprare un uomo, ben pochi sono in grado di
riconoscere la schiavitù dell'uomo espressa dalla
mercificazione del suo lavoro che in fondo è la mercificazione
del suo spirito. A tal punto che si vuol difendere
sindacalmente la forza-lavoro ed il mercato del lavoro, ma non
si accetta di riconoscere che il lavoro, per sua natura, non
si può comprare.
ll lavoro, mediante il quale l'uomo esprime
la sua creatività ed i suoi talenti, sia quando interviene con
la forza delle sue braccia o con una pura attività dello
spirito come nell'insegnamento, esprime sempre e soltanto un'azione spirituale con tutto ciò che essa implica
per la sua evoluzione individuale.
Il denaro pertanto può giustamente
accompagnare il lavoro senza alterarne il significato soltanto
se può essere utilizzato, come una merce, a vantaggio delle
esigenze spirituali dell'uomo. Diviene invece forza di
schiavitù per lo spirito umano quando l'uomo sia costretto
a pervertire le sue mete evolutive, perseguibili con il
lavoro, per procacciarsi, con il denaro ricevuto in cambio,
soltanto ciò di cui ha bisogno per le sue necessità
naturali.
Tali necessità sono simili per tutti gli
uomini del mondo e spingono tutti gli uomini del mondo
all'attività lavorativa; ma da ciò non consegue che ogni uomo
sia costretto a lavorare per soddisfare le sue
necessità, bensì attraverso la sua attività lavorativa,
espressione del suo spirito individuale e dei suoi talenti,
devono sorgere dei beni di cui altri suoi simili possano
godere, mentre egli stesso godrà di beni derivanti dal lavoro
e dai talenti individuali dei suoi simili.
La reciprocità del soddisfacimento dei beni
materiali appare pertanto la giusta chiave dì comprensione che
deve indurre gli uomini a scegliere comportamenti che possano
consentire a ciascun uomo di partecipare al processo
produttivo di beni non per il denaro di cui ha bisogno, ma per
le necessità che altri hanno dei beni da lui prodotti e con
ciò liberare gli uomini ed il lavoro dalla dipendenza
mercantile.
È una tragedia per l'umanità non riuscire
ancora a comprendere, nonostante l'attuale epoca dell'anirna
cosciente, che la schiavitù del lavoro incatena l'uomo al
potere materiale delle forze arimaniche, facendo dipendere da
questa circostanza tutta la vita sociale umana che per questa
via è diventata drammaticamente caotica.
La triarticolazione dell'organismo sociale,
che tiene conto di tutti i capisaldi dell'economia, può
divenire attuabile partendo dalla premessa del pensiero
vivente che il denaro non serve per pagare il lavoro ma per
pagare le merci ed i servizi prodotti con il lavoro. Con
questa ineludibile premessa, tutta la vita economica può
trovare la sua efficacia nel libero mercato ed il suo giusto
limite entro l'organismo sociale.
Il prezzo delle merci, l'entità del salario,
la reciprocità di valori che passano tra creditori e
prestatori di denaro, la donazione, tutto questo assume un
diverso significato di progresso per l'umanità se il lavoro
sarà inteso esclusivamente come espressione di un rapporto tra
gli uomini fondato sull’individualismo etico.
Che ciò sia possibile lo testimonia la venuta
del Cristo sulla Terra; ma attuarlo dipende soltanto dalla
volontà di tutti gli uomini.
CLAUDIO GREGORAT
L'oro è il simbolo della Saggezza e Potenza
del Sole. Luce solare condensata. Fino a che rimane luce,
Esseri solari si esprimono in esso. Per effetto della
tentazione luciferica, lentamente si materializza e
mineralizza: favorisce così l'ingresso d’ Arimane.
Nelle antiche civiltà l'oro era appannaggio
dei soli Re e Sacerdoti: esprimeva appunto la saggezza solare. Ma nella discesa verso il
piano materiale, l'Antagonista della luce, l'Arconte delle
Tenebre - il Demone solare - tenta d’impadronirsi della luce
solare almeno nella forma condensata minerale. L'oro diventa
così ora simbolo di sola Potenza.
Fra denaro e vita interiore meditativa, non
vi è alcun rapporto. Difatti nel Vangelo leggiamo: "Date a
Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". I
monaci seguaci del Buddha abbandonavano tutto e vivevano per
le donazioni che ricevevano. Così i discepoli dei Cristo-Gesù:
S. Francesco ne è il sublime esempio. Il Cristo nel deserto
veniva servito dagli Angeli. I Monaci anacoreti e solitari
venivano curati da qualcuno che portava loro del cibo. Sorgono
gli Ordini mendicanti, Questuanti che vivono di
"donazioni".
Il denaro serve alla vita del corpo - la
meditazione alla vita dell'anima.
Così il denaro è solo un "mezzo" per la vita
del corpo affinché questo possa compiere determinate
esperienze sulla Terra e trarne frutto.
È legato alla sola vita materiale. In
Atlantide non esisteva, né esisterà in futuro, dopo la settima
epoca di cultura.
Fra il totale rifiuto e la sete di possesso
del denaro, si pone una condizione d’equilibrio. La vita
ascetica moderna esige la sua pratica entro la vita
quotidiana.
La meditazione trasforma l'anima certamente.
Ma nei confronti del possesso di denaro non ha effetti
positivi, se non viene con chiarezza indirizzata ad alti scopi
morali. Allora pone il discepolo nella condizione d’assoluta
calma dinanzi al denaro, sia che ne possegga o che ne resti
privo. Ma a questo punto della moralità, "lo servono gli
Angeli": nel senso che non gli mancherà mai il "necessario"
per la vita del corpo, come asserisce anche S. Paolo.
La causa dell’ingiustificata distribuzione
del denaro, sta nell'egoismo connaturato al corpo astraIe. È
dunque necessario, per risolvere il problema, elaborarlo e
purificarlo: e l'egoismo - personale, di famiglia, di gruppo,
di popolo, ecc - ha mille volti. Per superarlo e vincerlo e
trasformare lentamente il "corpo del desiderio" nulla vale
meglio dell'Ottuplice Sentiero proposto dal Buddha e ripreso,
in epoca moderna, da Rudolf Steiner.
GIOVANNI SIMONCINI
Il denaro ci realizza come entità terrene,
appare come "creta umida" in grado di assumere ogni forma; in
realtà assumerà poi sempre una sola forma: la forma del nostro
egoismo.
Rendendo tutto merce, recide le connessioni
coi mondi spirituali. Il denaro è il grande mentitore,
specchio dietro cui può non esserci nulla; risana i conti
dello Stato i cui debiti sono inesigibili.
Tutto nella materia ci porta a sperimentare
impotenza, morte e questo come in un contraccolpo ci può
portare a cercare in noi "quell'essere che non muore".
Meditare è cercare in noi un altro essere; il denaro in quanto
ci realizza e ci compie è forza antimeditativa che ci concede
di rimanere ciò che siamo diventati.
Il denaro è materia massimamente condensata.,
Ma sulla Terra vi è stato un evento che ha permesso di
trasformare le esperienze della materia in vita
spirituale.
Così il denaro oggi ci offre occasioni per
vivere senza egoismo. Il sistema finanziario internazionale
possiamo sperimentarlo come "grande contabilità" che rende
oggettiva la ricchezza che sta circolando.
Denaro come proprietà dei genere umano.
Nel denaro tre gesti di autoeducazione.
Posso trasformare ogni acquisto in un dono,
che non costringe esseri ma lì libera, e fa rifiorire la
Terra.
Nel prestito, prestando ad uomini che lottano
per compiti futuri, possiamo vincere la potenza anonima del
denaro, quel denaro che si autogestisce ed in cui l'uomo non è
più presente.
Nel dono posso portare a morte il denaro e
farlo rinascere nella periferia delle facoltà umane, dei
talenti individuali. Il denaro ha due volti: da un lato il
numero che tutto pesa e mercifica, dall'altro l'angelo,
l'aquila, l'ideale che segna mete future.
Viviamo nell’illusione che il denaro nasca
nella sfera economica come superamento delle forme primordiali
del baratto. In realtà, il denaro nasce dalla sfera
religiosa.
Appartiene al Tempio, è garanzia e protezione
divina. Come oro esce dal Tempio ed al Tempio ritorna. In
questa condizione è come consumato per l'attività umana,
ricopre le immagini sacre, i paramenti, le cupole.
Poi il Tempio scende di un gradino e diventa
segno del diritto che si può esercitare su altri uomini.
Con la copertura aurea il denaro si fa
completamente terreno, può essere comprato e venduto come una
merce, ha valore in sé, entra a far parte della vita
economica.
Ma l'economia giustamente intesa, mostra in
sé le leggi dell’etica e della morale. Oggi l'organismo è la
terra intera, vi è solo economia-mondo, economia-terra, gli
atti dell'egoismo in campo economico rivelano tutta la loro
forza distruttiva verso la terra intera.
Così il denaro vuole, chiede di essere
portato alla propria dissoluzione attraverso la distruzione
della liquidità speculativa, la politica del dono, la scadenza
della moneta.
L'economia deve comprendere che ha in sé
l'autorità di gestire il denaro in quanto ha in sé le leggi
della fraternità.
Nell'economia anticipiamo sulla terra e nella
materia le azioni che compiremo nello spirito.
Il denaro scende dal cosmo e dalla sfera
religiosa, al cosmo può tornare dopo avere sperimentato che
nelle tenebre della materia e dell'economia vivono le leggi
dello spirito e della fratellanza.
GUIDO CANTAMESSA
Io penso che il medico,
quando si parla di triarticolazione sociale, sia favorito per
il fatto che trova nell'immagine dell'uomo che ci da Rudolf
Steiner un modello praticamente quasi sovrapponibile a quello
che dovremmo realizzare nell'organismo sociale, anch'esso
appunto triarticolato, cioè composto di tre sfere, ciascuna
delle quali interagisce continuamente con le altre due (pur
mantenendo la propria autonomia) ed è a sua volta
triarticolata nei suoi organi e nei suoi tessuti, nelle sue
cellule, fin nelle più piccole strutture fisiche organiche;
sempre secondo il principio che due poli si confrontano mentre
un terzo ambito cerca continuamente di mantenere l'equilibrio
tra i due.
Ora, se noi pensiamo al sangue che circola
nel corpo umano come il denaro circola nell'organismo sociale
possiamo fare qualche osservazione, che può darci qualche
riferimento utile nella pratica.
Prima di tutto il sangue è indispensabile
alla vita. Indubbiamente, oggi vediamo come il denaro, la
circolazione del denaro, sia indispensabile per far vivere
qualunque attività, sia nell'ambito della sfera culturale, sia
in quella giuridica, sia in quella economica. Come il sangue
circola in tutto il corpo portando ossigeno a tutte le singole
cellule di ogni tessuto, così in ogni attività umana, anche la
più spirituale, il denaro si rende indispensabile in maggiore
o minore misura.
Quindi la seconda cosa importante è che il
denaro circoli, ma non si fermi! In campo economico poi,
l'arrivo di denaro - per un'impresa che versa in cattive
acque, ad esempio-, è considerato come una "boccata
d'ossigeno", e non a caso. Anche le espressioni linguistiche
sono giustificative.
Un terzo elemento che accompagna il sangue è
il calore, dovuto ai fatto che il sangue è uno strumento
dell'organizzazione dell'io. Questo elemento di calore deve
sussistere anche nella circolazione del denaro, perché l'uso
del denaro deve essere accompagnato dall'atteggiamento morale
dell'uomo che lo usa coscientemente come denaro d'acquisto (o
di scambio) o di prestito o di donazione; mentre lo riceve per
una prestazione (ad es. l'insegnante) o per un servizio (ad
es. l'autista) o per una merce (ad es. l’agricoltore).
Questo comporta anche il saper donare e il
saper ricevere, in uno scambio reciproco tra uomini, a cui il
calore umano veramente si congiunge. Sappiamo che nell'uomo le
zone fredde, dove il sangue circola lentamente, che sono, come
si suol dire con termine medico, "mal irrorate", sono soggette
più facilmente a malattie o disturbi.
E poi, che cos'è che ha più bisogno di sangue
nell'organismo umano? È il cervello. E nella sfera sociale è
chi ha le idee ed ha bisogno dei soldi per realizzarle. Nella
sfera economica che, come ho detto, è a sua volta
triarticolata, l'imprenditore ha le idee, è come il cervello,
ma ha bisogno dei soldi e chi ripone in lui una certa fiducia
può dargli denaro a prestito, in modo da permettere che
nell'organismo sociale chi ha capacità per libere iniziative
possa realizzarle: il contrario nuocerebbe agli interessi
della comunità (vedi I punti essenziali..." Ed. Antroposofica,
pg. 82).
Il sangue nell'uomo nasce nel ricambio (nel
midollo delle ossa brevi e piatte, prevalentemente), nutre
massimamente il cervello, perché il cervello è l'organo sempre
sul punto di morire, che tollera meno di tutti la mancanza di
ossigeno, poi si confronta col mondo esterno a livello della
sfera ritmica, nei polmoni (dove assorbe ossigeno ed elimina
anidride carbonica), e dove muore? muore ancora nel ricambio,
nella milza, un organo che Rudolf Steiner ci dice essere il
più spirituale, tanto che la nostra vita sulla Terra è
possibile anche senza di esso.
Anche questo è interessante: dove il denaro
muore si ha una nascita a livello spirituale; nella donazione,
il denaro muore per dare frutti spirituali.
Adesso voglio ritornare su alcune idee, che
sono già state anche espresse, ma per chiarirle meglio.
Il lavoro è un'attività umana, serve al
soggetto che attua tale attività, è assimilabile alla sfera
del ricambio (del metabolismo) dove lo spirito agisce
direttamente nelle membra. Il prodotto dell'attività umana
entra nella vita economica che è assimilabile alla sfera
neurosensoriale dell'organismo umano, che è la sfera del capo,
dove lo spirito agisce da fuori, come "impronta", libero nei
confronti della corporeità, come libero è il rapporto tra gli
uomini nella sfera economica per una giusta produzione,
circolazione e consumo di merci, che non servono al soggetto
che le produce, ma servono agli altri, si scambiano col
denaro, che è assimilabile al sangue, che nasce e muore
nell'ambito metabolico dell'organismo umano, e che, per questo
Rudolf Steiner chiama spirito e muore nell'ambito metabolico
dell'organismo umano, e che per questo Rudolf Steiner chiama
spirito realizzato.
E come luce e peso non debbono mai
mescolarsi, come Lucifero e Arimane collaborano senza
confondersi l'uno nell'altro, come sistema neurosensoriale e
sistema metabolico, ugualmente nell'uomo si confrontano
articolandosi, senza però mescolarsi, così possiamo capire
perché il lavoro non è remunerabile: lavoro umano e prodotto
del lavoro umano fanno parte di due sfere distinte, anche se
in connessione tra loro. Allora possiamo capire perché Rudolf
Steiner dice che il lavoro deve essere libero da costrizioni
nel senso che deve corrispondere allo sviluppo delle capacità
del soggetto che lo svolge, e non essere costretto da altri
fattori sociali ed economici (vedi I punti essenziali cap. II
e III - Ed. Antroposofica) e la circolazione del denaro
necessaria in tutti gli ambiti della vita sociale: perché
queste sono leggi del mondo spirituale: libertà e necessità si
confrontano continuamente, ma non possono sostituirsi o
sparire!
Non ha senso che non venga pagata una
prestazione o una merce che entra nell'ambito dell'economia,
dove vigono alcune leggi, così, come non ha senso che venga
pagato il lavoro umano, che non appartiene all'ambito
dell'economia e segue altre leggi. È la nostra moralità che
mette in correlazione le due sfere, che compensa l'incapacità,
spesso, di dare il giusto valore alle merci e alle
prestazioni!
Ecco anche il senso dell'associazione: una
collaborazione tra individui che, appartenendo alle tre sfere
sociali, applicano i principi della triarticolazione, che
altro non è che una fisiologia dell'organismo sociale, che
segue le leggi che la fisiologia dell'organismo umano segue
nell' uomo.
Questo ci spiega anche perché Rudolf Steiner
disse che non si sarebbe giunti a realizzare la
triarticolazione sociale finché non si fossero superati due
errori nell'ambito della scienza medica e cioè che i nervi non
possono essere motori e che il cuore non può essere una
pompa.
Perché esiste una stretta connessione in
questo ordine di idee: il sistema nervoso ha le sue leggi: il
sistema nervoso (o neurosensoriale) è un sistema in cui il
movimento non ha un senso. Quindi il nervo motore non ha un
senso. Il cuore non può essere una pompa perché è situato in
un ambito di attività dell'io in cui non ha un senso un
movimento meccanico di spinta del sangue in periferia, per
necessità delle leggi di quella sfera (nella sfera del
ricambio l'Io s'immerge nel corpo fisico, insieme agli altri
arti costitutivi, agisce quindi prevalentemente dalla
periferia verso il centro, mentre dal sistema neurosensoriale
l'Io si mantiene distaccato, agisce da fuori, per cui abbiamo
una coscienza di veglia, che ci fa muovere dal centro verso la
periferia).
L'indagine spirituale ha mostrato a Rudolf
Steiner queste realtà, il nostro sano pensare deve sostenerci
nel cammino da percorrere che è ancora molto lungo.
Quindi, per concludere, cosa mi sembra
risultare chiaro da queste riflessioni?
Non ha senso che venga retribuito il lavoro,
perché, essendo una libera attività spirituale, non ha un
corrispettivo nel denaro, ma la prestazione, o la merce devono
essere retribuite, non ha senso che non vengano retribuite,
che non vengano scambiate con denaro (denaro d’acquisto). È una necessità, altrimenti nell'organismo
sociale si creano delle zone asfittiche o cianotiche.
È stato detto che si può stabilire un
compenso per chi lavora, in rapporto alle sue esigenze, ma io
trovo che questo non sia in sintonia con quanto osservato
finora.
Nell'organismo umano il cervello, il cuore, i
reni ricevono più sangue non in ordine ad esigenze proprie, ma
in ordine ad esigenze dell'organismo intero. Questo, a mio
avviso, corrisponde al fatto che, dal punto di vista morale,
va dato a ciascuno denaro in proporzione a quanto egli da
all'organismo sociale. Starà poi in lui a far coincidere il
più possibile ciò che guadagna con le sue esigenze personali,
fermo restando che, a un altro livello, diciamo nella sfera
giuridica, deve esser stabilito che un minimo (compatibile con
la dignità umana e correlato all'epoca e alla civiltà in cui
vivono gli uomini) vada comunque garantito, così come anche
nel corpo umano in caso di lesione o malattia di una parte,
attraverso il sangue, vengono portate le sostanze e l'ossigeno
necessari alla guarigione e spesso in qualche modo tutto
l'organismo partecipa al processo di malattia e di
risanamento.
Se come medico, o come insegnante, la mia
prestazione mi viene retribuita secondo le mie esigenze e non
secondo il valore oggettivo della prestazione, è possibile che
il denaro che io ricevo sia troppo o troppo poco rispetto al
valore di ciò che oggettivamente do agli altri, alla società.
E questo comporta un debito o un credito che le forze
dell'ostacolo, con cui non mi sono giustamente confrontato,
tenderanno poi a compensare.
Se invece, seguendo questi pensieri, io
attribuisco il giusto valore della mia prestazione (e Rudolf
Steiner ci dà delle indicazioni ne "I capisaldi dei
l'economia"), col pagamento non rimarranno in sospeso debiti o
crediti; chi usufruisce della prestazione e chi la offre si
sentiranno liberi. È ovvio poi, che chi avrà guadagnato più
denaro di quanto gliene occorre per soddisfare le proprie
esigenze dovrà, sempre per le stesse leggi, fare donazioni o
prestiti, così come un organo o una parte del corpo umano si
ammala se trattiene troppo sangue in sé.
Ma questo dovrà esser fatto per un'esigenza
morale sentita in seguito allo sviluppo dell'attività del
proprio io, cosicché ciascuno potrà sperimentare liberamente
la gioia di fare della donazione o dei prestiti, mentre altri
sperimenteranno quella di riceverli. Il denaro, così
circolando, consentirà nuovamente vita e benessere sociale,
come il sangue che circola regolarmente nel corpo umano
contribuisce a mantenerlo in buona salute.
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