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Mediante i possibili passaggi analogici presi a prestito
dalla fisiologia umana:
cuore =
diritto =
stato
nervo =
transazione =
economia
si può affermare (anche scientificamente credo) che per un
sabato (organismo
sociale) per l'uomo, occorra rispettare
questi semplici tre principi, che gli corrispondono (anche
fisiologicamente):
-
1. Lo Stato è un grande servizio con funzione
veicolatrice del mio diritto di cittadino verso la cultura e
verso il mercato (per diritto intendo ovviamente sia diritto
che dovere).
-
2. Veicolare il diritto non significa veicolare
cognizioni diverse dal diritto, né tanto meno significa
veicolare moneta.
-
3. Veicolare il diritto significa esercitare la
sovranità politica in prestazioni che non possono essere
messe sul mercato, né in istituti scolastici se non come
cultura del diritto.
Solo così si entra in una concezione corretta di Stato di
diritto.
Difesa, Magistratura, Sicurezza - per esempio - non potendo
essere messe sul mercato, rientrano nei grandi servizi che
attengono all'esercizio della sovranità politica dello Stato,
per veicolare - appunto - il diritto del mio individualismo, e
per veicolarlo in senso etico. (Qui non intendo la categoria
filosofica di individualismo etico, che è una via evolutiva e
facoltativa interiore, bensì l'etica come ethos).
La differenza fra logica del diritto e logica di mercato
sta nel fatto che solo nella prima trova posto l'etica. Nella
seconda, cioè nella logica di mercato, essa non esiste, in
quanto è sostituita dalla convenienza (io compro se conviene a
me, non lo faccio per fare piacere a chi vende). Dunque è più
che ovvio (almeno per me) che all'atto dell'emissione la
moneta dovrebbe essere della collettività. Cosa che non è
nella realtà usurocratica in cui ci troviamo.
Per quanto riguarda la sfera economica, l'unica metafora
possibile è quella che confronta il sangue col denaro.
Non perché il sangue sia mero veicolo di ossigeno, bensì
anche e soprattutto perché esso è veicolo dell'Io. La moneta
infatti non distribuisce potere d’acquisto al mercato per via
di quantità, bensì per via di qualità ma sarebbe meglio dire
per via di fede. Solo per il fatto che il cittadino crede al
valore dell'euro, l'euro ha valore.
Infatti in ebraico fede si dice emunàh, ma anche se le
parole " moneta", "emunah" e "mammona" sembrano imparentate fra loro per la costante
della loro comune radice "mn",
bisogna stare bene attenti al culto!
E bisognerebbe oltretutto stare anche attenti al fatto che
le parole per "culto" o per "schiavo, servo" hanno in ebraico
la medesima radice!!!(1)
Altro discorso è se io sia costretto o no a credere in
quella determinata moneta. Certo è che il denaro non vale in
quanto quantitativamente distribuito al mercato come potere
d'acquisto.
Che il valore della moneta sia oggi determinato non da un
patto di fede fra esseri umani, ma da un'imposizione di una
determinata fede - come è il caso delle emissioni monetarie da
parte delle banche centrali - ciò è un'anomalia, simile alla
falsa metafora dell'ossigeno come unico referente del valore
del sangue.
Ma l'ossigeno non è l’unico referente del sangue; anzi è il
più grossolano, dal momento che può essere benefico per
l’organismo, ma anche molto malefico (radicali liberi
dell’ossigeno). Può essere anche troppo presente e con la sua
eccedenza attacca la salute dell’organismo.
Il sangue in realtà è faustianamente un
succo del tutto
particolare e la sua complessa esistenza proviene da tutto
ciò che si manifesta nella struttura organismica umana come
costituzione, ma anche come veicolo del pensare, del sentire e
del volere, espressioni dell'Io umano.
Il sangue può entrare nella metafora economica soltanto se
lo si considera il rappresentante del denaro proveniente dal
processo economico entro il quale acquisisce la sua forza
economica: prende valore e reale esistenza dinamica dal
processo economico nel quale costantemente circola, variando
continuamente il suo valore in funzione di quello.
Come il sangue varia le sue caratteristiche a seconda delle
funzioni organiche in cui è coinvolto e in rapporto allo stato
di salute dell’organismo, altrettanto fa il denaro. E come il
primo si carica sia di ossigeno che di anidride carbonica a
seconda del suo cammino, in modo analogo il denaro cambia
costantemente il proprio valore a seconda dell’uso che se ne
fa e delle strutture economiche nelle quali esso circola ( il
mercato, la finanza, le tasche dei cittadini, la donazione
ecc.).
Questo è ciò che deve essere detto se si usa la metafora
del sangue, altrimenti si fornisce la falsa immagine del
sangue che ha un valore soltanto quando è ossigenato;
ma questa è
una mezza-verità esattamente come è una mezza-verità l’affermazione che
"la moneta distribuisce potere d’acquisto al mercato" come
farebbe l’ossigeno, e come di fatto oggi succede in quanto
il nostro "impianto" economico è malato.
Certo si può dare dell'ossigeno anche al morente, ma si
prolunga solo un'agonia. La cura non è l'ossigeno, se non per
una medicina schiava dell'idolatria della scienza alla Piero
Angela, il cui cuore - e non il mio - è una pompa.
Il mercato, che - fino a prova contraria - consiste nel
lavoro degli esseri umani che operano in esso, generando dal
nulla il potere d’acquisto della moneta e facendone un suo
rappresentante, così come un individuo umano è
rappresentato dal sangue nella sua totalità. Vi sono animali
che vivono tranquillamente senza sangue e quindi il sangue si
affianca soltanto a quella vita animale che è in grado di
accoglierlo.
Solo dopo aver chiarito che il sangue monetario ( sintesi di valore economico e di valore
sociale)
è una parte integrante dell’organismo sociale (e dei suoi valori morali e civili),
possiamo aggiungere che come il sangue è la sintesi armonica
di tutte le componenti fisiche, animiche e spirituali
dell’Uomo, così la moneta va distribuita riconoscendo ad
ognuno (ad ogni Persona) il diritto al Reddito di
Cittadinanza, non in nome di una proprietà né in quello di un
debito, dal momento che tale reddito appartiene al sangue
umano.
La nuova pagina di storia per le nuove
generazioni è scrivere che il cuore non è una pompa perché il
suo movimento dipende dal sangue ed anche i palpiti del cuore
nascono dal sangue che a sua volta nasce dalle profondità
intime di ogni essere umano e si espande nel rapporto tra uomo
e uomo. La ri-vincita è del cuore e non passa attraverso
un’idea del sangue sostenuta dall’enfasi di una cultura
monoteista che ne ri-propone l’antica forza, ma attraverso la
Conoscenza esoterica sviluppata dall’esperienza quotidiana
ri-vissuta nel cuore.
Questa Conoscenza non propone soltanto una
ri-vincita del cuore, ma anche una ri-nascita del sangue che
si opponga non soltanto all’oro falsificato nelle cattedrali
finanziarie, ma a tutte le mezze-verità che vorrebbero
prendere con l’astuzia il posto d’altre mezze-verità
depositate dal tempo nei cuori umani e nella
storia.
Fin dal primo scambio tra merce e moneta era ovvio per tutti
che la moneta avesse il valore della merce scambiata, dal
momento che si trattava di un metallo (oro,
argento,
rame
ecc.) con un proprio valore, scambiabile con quello di una
merce. In seguito si stabilì, con il potere regale/statale e
con il sostegno della forza militare, che la carta straccia
poteva essere usata per scambiarla con le merci. Senza
valore
"tangibile" la moneta è stata costretta ad
adattarsi al valore vero o presunto di chi ha avuto il
potere di deciderlo e di sostenerlo.
Ed oggi le monete valgono in quanto imposte dall'alto: al
di là della truffa legale dell'emissione virtuale o
dell'emissione senza riserve ecc., esse vengono messe in
circolazione con un valore derivante dal processo economico.
Valgono nonostante tutto, ed anche nonostante il fatto che
nessuno sia stato ancora capace di dimostrare se la moneta
appena emessa sia di proprietà della Banca o dei
cittadini.
Il professor Francesco Cianciarelli, docente universitario
a Teramo di Storia della moneta (un corso di approfondimento
riservato ai laureati) e da anni studia un argomento che, in
ambiente monetario, è una sorta di tabù: a chi appartiene la
moneta? Alle banche centrali o alla collettività produttiva?
"Le banche centrali si guardano bene dal rispondere alla
domanda, né le leggi degli Stati se ne occupano, - spiega
Cianciarelli - si parla di creditori e di debitori, senza però
sapere di chi è davvero la proprietà della moneta". "Le
banche centrali non sono proprietarie della moneta,
professore?" "La Banca d'Italia sicuramente no. Ma il
sistema è, in questo caso, mondiale.
Qualche anno fa alcuni
parlamentari hanno interpellato il Ministero del Tesoro
chiedendo di chi fosse la proprietà della lira italiana.
Sapete quale fu la risposta?" "Ce lo dica lei..." "Il
ministro del Tesoro, dopo aver ascoltato la Banca d'Italia, fu
costretto ad ammettere che proprietaria della valuta italiana
non era la Banca centrale del nostro Paese. Un bell'autogol,
senza dubbio, che però non ha fatto chiarezza" "Come
mai?" "Non hanno spiegato niente, non sappiamo
nulla..."(2).
Ciò deve ancora essere adeguatamente dimostrato e sostenuto
con una legge chiara per tutti.
Per ora, è comunque incontestabile
che la moneta abbia già un valore immediato fin dal suo "nascere",
e vale qui ed ora e non in previsione del futuro (se così
non fosse non avrebbe alcun senso la politica monetaria che,
per quanto disumana, gestisce il processo economico soltanto
emettendo o ritirando moneta dalla circolazione per
definirne il potere d’acquisto (svalutazione o
devalutazione) ma per l'oggi - anche se gli effetti di
questa scelta si potranno verificare in un tempo economico
più o meno prossimo o futuro.
Ed anche se gli effetti saranno disastrosi come in
Argentina, non ci sarà altro colpevole che Mammona, perché "tutto
si svolse in modo legale", secondo il "diritto romano", il civis romanus...
cioè in modo anticristiano... (collegamento con
Romolo e Remo).
Il problema di noi tutti è di liberare la circolazione
monetaria dal potere finanziario econometrico; ciò si potrebbe
ottenere nel migliore e completo modo con la
neofiscalità.
(1)
J. Barr, "Semantica del linguaggio biblico", Ed. il
mulino CSR, Bologna, 1961, p. 148.
(2) Gianluca Savoini |