E passi che, oramai, Washington non tenti nemmeno più
di recuperare un minimo di credibilità nel mondo arabo: quel
poco che rimaneva sta svanendo con il sangue che arrossa le
strade dell’Iraq, ma noi andiamo là per una missione di pace.
O no? Il pericolo che i soldati italiani corrono non è quello
di prendersi un razzo da Hezbollah oppure una bomba da un
aereo israeliano: i danni possono farli solo i politici, con
le loro dichiarazioni poco attente alla realtà internazionale,
soprattutto per uno che di mestiere fa il Ministro degli
Esteri.
La dichiarazione sorprendente di Massimo D’Alema
riguarda il disarmo di Hezbollah: mentre tutti sembrano
d’accordo per un graduale accorpamento delle milizie sciite
nell’esercito libanese, Massimino Settebellezze se ne esce
bello bello a dichiarare che “se la Siria non smetterà di
rifornire Hezbollah, la comunità internazionale non rimarrà
indifferente”.
Ora, Massimino, sappiamo che tu vivi
tranquillo fra Roma, Gallipoli e la tua sontuosa barca a vela,
ma così non è per i militari italiani che fra pochi giorni si
troveranno catapultati fra l’esercito israeliano al quale
brucia ancora il sederino per la constatazione di non essere
riuscito a distruggere Hezbollah e le milizie sciite che sono
fiere d’aver fermato Tzahal. Non si tratta proprio di una
scampagnata – questo il governo italiano lo ha più volte
ricordato – ma se così non è, proprio il Ministro degli Esteri
italiano deve mettercela tutta per dar fuoco alle polveri? Si
potrà replicare che la risoluzione 1701 prevede “il disarmo
delle milizie”, ma non si fa cenno a chi debba disarmarle:
art. 8
…
Full implementation of the relevant
provisions of the Taif Accords, and of resolutions 1559 (2004)
and 1680 (2006), that require the disarmament of all armed
groups in Lebanon, so that, pursuant to the Lebanese cabinet
decision of 27 July 2006, there will be no weapons or
authority in Lebanon other than that of the Lebanese
State;
-- no foreign forces in Lebanon without the
consent of its Government;
-- no sales or supply of arms
and related materiel to Lebanon except as authorized by its
Government;
-- provision to the United Nations of all
remaining maps of land mines in Lebanon in Israel’s
possession;
Esecuzione completa delle disposizioni
relative degli accordi di Taif e delle risoluzioni 1559 (2004)
e 1680 (2006), che richiedono il disarmo di tutti i gruppi
armati in Libano, di modo che, conforme alla decisione del
governo libanese del 27 luglio 2006, non ci siano armi od
altre autorità in Libano tranne quelle dello stato
libanese;
-- non ci siano forze straniere nel Libano
senza il consenso del relativo governo;
-- non ci sia
vendita o rifornimento di armi nel Libano tranne quelle
autorizzate dal governo libanese;
-- consegna alle Nazioni
Unite di tutte le mappe dei campi minati nel Libano ancora in
possesso d’Israele;
Nella risoluzione – in moltissimi
punti – si richiama alla responsabilità del governo di Beirut
per il disarmo di Hezbollah: per quale motivo?
Il compito
di gestire le forze armate di un paese spetta al legittimo
governo di quella nazione ed a nessun altro: sarebbe un
precedente assai rischioso – per l’ONU – creare un precedente
grazie al quale siano le Nazioni Unite a decidere della
politica di difesa di una nazione.
Il caso dell’Afghanistan
fu diverso; in quel caso, il governo talebano di Kabul era
riconosciuto da soli tre stati: Arabia Saudita, Pakistan (!)
ed Emirati Arabi Uniti, mentre il governo libanese è
pienamente riconosciuto in tutti i consessi
internazionali.
Israele ha quindi ragione quando
addossa al governo di Fouad Siniora la responsabilità delle
azioni militari di Hezbollah: il problema è che Hezbollah è un
partito politico, ed è difficile sostenere che si tratti di
una forza straniera, giacché è composta da libanesi.
La
presenza di militanti d’altre nazionalità non deve stupire
troppo: siriani e libanesi si considerano quasi un solo popolo
(furono entrambi colonizzati dai francesi) ed è inutile qui
ricordare che le “frontiere di burro” del Medio Oriente
nascono dalle squadrette con le quali i solerti geografi
inglesi e francesi le tracciarono sulle mappe, che non avevano
alcun riscontro con le realtà locali.
Il “disarmo” di
Hezbollah è quindi un problema d’assetto interno libanese –
che il Libano dovrà risolvere – ma nessun potere esterno al
Libano (tanto meno Israele, che ha dovuto ricorrere all’ONU
per salvare la faccia in una situazione militare che diventava
sempre più critica) può esigere che Hezbollah sia
disarmato.
Ovviamente, una forza armata riceve
rifornimenti: se la Siria invia rifornimenti ad Hezbollah ed
il governo libanese non si oppone (o non ha la forza per
farlo, il che dimostra chi veramente rappresenta politicamente
il Libano) vogliamo inviare i nostri soldati sulla frontiera
con la Siria per farli massacrare dai più che certi attacchi
(di qualsiasi tipo) che andrebbero a subire? Massimino,
rifletti un attimo e magari correggiti: puoi sempre affermare
che il tuo pensiero è stato “distorto” dalla stampa tanto, con
le sovvenzioni che ricevono annualmente dal governo, stai
certo che faranno retromarcia, reciteranno il mea culpa e si
cospargeranno il capo di cenere.
Sempre per l’annosa
questione delle armi, il sottoscritto ha la ventura d’abitare
proprio sotto un corridoio aereo, e qualche volta riesce a
notare i velivoli commerciali che strapazzano i cirri, lassù,
nel silenzio delle alte quote. Ebbene, nei giorni della guerra
era tutto un passa e ripassa di strani voli che sembravano
commerciali, ma che dal rumore dei motori – quel buu-buu basso
– non parevano carichi di gente che andava in vacanza. No,
erano i C117 dell’USAF che portavano i rifornimenti d’armi ad
Israele: non lo sapevi? Sì, volano bassi – fra i 10 ed i
15.000 piedi – perché sono così carichi che non ce la fanno a
volare più alti: con quel che pesano quelle bombe da una
tonnellata e quelle a frammentazione! Sbaglio o sono proibite?
Chiedilo magari ad Annan, lui dovrebbe saperlo. La sera del 10
agosto mi recai alla spiaggia per vedere qualche stella
cadente – cosa vuoi, noi comuni mortali chiediamo solo un po’
di salute e di riuscire a pagare il mutuo, mica veleggiamo su
yacht da milioni di euro – e, mannaggia se riuscii a vederne
una!
Sì, c’era qualche nuvola, ma che traffico!
In
un’oretta e mezza ne contai sette: alcuni volavano a coppie,
altri soli soletti e tutti si dirigevano verso sud est come
una mandria, una carovana di some colme d’esplosivo.
Mi è
venuto allora un dubbio: chi decide chi può ricevere
rifornimenti e chi no? Bella domanda vero?
Non mi
sembra che le bombe israeliane (con targa USA) si comportino
meglio dei razzi (con targhe siriane, iraniane, ecc) di
Hezbollah: Oddio, forse si comportano meglio: la “partita” è
finita con un centinaio di civili israeliani massacrati dai
razzi che giungevano dal Libano e con un migliaio di civili
libanesi spappolati dalle bombe israeliane. Sì, le armi
americane si comportano meglio, hanno una ben diversa
reputazione.
C’è qualcuno – che so io, un “Comitato
Planetario della Buona Bomba” – che pone l’imprimatur sui
rifornimenti d’armi? C’è un apposito ufficio che timbra le
bombe ad una ad una, mette una targhetta, un segno con il
pennarello indelebile, cosicché noi possiamo riconoscere una
bomba buona da una cattiva? Oppure dobbiamo giudicarle solo
dopo che sono scoppiate? Dai, diccelo…
No, perché ci
assalgono dei dubbi che giungono da lontano, dal 1999, dal
Kosovo. Rammenti? Ricordiamo tutti la solerzia con la quale
concedesti l’uso delle basi italiane per bombardare Belgrado,
poi – all’improvviso – crepi l’avarizia! Inviasti anche i
nostri AMX a buttar bombe, ovviamente buone. Nulla da eccepire
per gli aerei: sappiamo che gli AMX cadono da soli – fino ad
oggi 18 sono caduti in esercitazione, parecchi piloti morti,
perché per risparmiare hanno montato su un aereo da
combattimento il motore di una cinquecento, al punto che
alcuni anni fa la magistratura italiana (unico caso al mondo!)
sequestrò tutti e quanti gli AMX dell’AMI – ma non era proprio
il caso di mandarli a piovere sulla testa dei poveri
jugoslavi! E poi: che figura, dai…
La Grecia – nostra
cara vicina e maestra di vita, che ricambiammo nel 1941 con un
attacco da rubamazzetto per averci insegnato i rudimenti della
civiltà – rifiutò agli americani l’uso dei porti e degli
aeroporti greci: hai capito te che razza di filosofi?
La
curiosità che ci coglie è quella di sapere se anche questa
volta hai concesso l’uso delle nostre aerovie per trasportare
le bombe americane ad Israele, bombe buone, lo abbiamo notato,
e se qualcuno ci ha detto qualcosa in merito. Sì, perché ci
coglie un dubbio: le bombe, forse, non sono buone o cattive
per loro natura, ma ogni governo può decidere in autonomia del
loro valore morale (!). Se i greci si sono permessi – nel 1999
– di giudicare “cattive” le bombe americane, perché tu le
consideri tutte buone? Guarda che bisogna osservare sempre con
attenzione: il settebello non vale mica come il sei di
picche!
Per quanto riguarda la consegna delle mappe dei
campi minati – un aspetto non poco importante, perché è su
quelle mine che ci lasciano la pelle i civili – siamo certi
che Israele lo ha già fatto: confermi Massimino? Beh,
altrimenti…chiedilo di nuovo ad Olmert, prova a genufletterti,
a metterti in testa la kippà…prova a corteggiare la Livni
oppure manda Fini, che ha delle “aderenze” in loco…
Ah, c’è
un’altra cosa che devi chiedere ad Olmert – quando lo vedi,
per carità, senza fretta – che riguarda anch’essa la
risoluzione 1701:
art. 5
Also reiterates its
strong support, as recalled in all its previous relevant
resolutions, for the territorial integrity, sovereignty and
political independence of Lebanon within its internationally
recognized borders, as contemplated by the Israeli-Lebanese
General Armistice Agreement of 23 March
1949;
Inoltre reitera il suo forte richiamo, come
ricordato in tutte le relative risoluzioni precedenti, per
l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza
politica del Libano all'interno dei relativi confini
internazionalmente riconosciuti, come contemplato dall'accordo
generale Israeliano-Libanese d’armistizio del 23 marzo
1949;
Ma Porca l’oca! Scusa se mi è scappata…stiamo qui
a raccontarci mille storielle su chi deve ritirarsi per primo,
chi deve aspettare la forza ONU, chi deve rimanere e chi deve
migrare, chi sono quelli autorizzati a stare a sud del Litani
e quelli che invece possono pescare solo sulla riva nord…e
questi è dal 1949 che non rispettano le risoluzioni dell’ONU?
Massimino, spiegaci l’arcano: perché nel terzo millennio –
nella grande Era Acquariana della pace e della prosperità per
tutti i popoli – dobbiamo andarci ad impelagare con un accordo
di pace del 1949?!? Ma, israeliani e libanesi, stavano in pace
od in guerra? Tu lo sai?
Per quel che so io non lo
sanno più nemmeno loro, ma c’è un altro aspetto che mi sembra
interessante; il Libano non è ritenuto uno stato, una nazione,
un paese come tanti altri: è uno stato-sandwich, anzi è quasi
un salame od un prosciutto, perché gli israeliani non l’hanno
invaso ed occupato a più riprese tutto intero, ma a fette.
Sharon se ne fece una bella abbuffata nel 1982 – quasi mezzo
chilo tagliato a fette spesse, ed un po’ gli rimase sullo
stomaco, bisogna ammetterlo – e forse perché era un po’
indigesto gli israeliani se ne andarono, ma non da tutto il
Libano: qualche fettina rimase attaccata alla carta, di quelle
che restano dimenticate nel fondo del frigorifero e che si
finisce per darle al gatto.
Se la politica
internazionale si è ridotta a comportarsi come un pizzicagnolo
– con la mano sudata appoggiata all’affettatrice – allora c’è
speranza per tutti! Io sono un “innamorato” della Dalmazia:
che dici, se entro in politica riuscirò a comprare tre etti
dell’isola di Pago oppure quattro fette di Lussino?
Fammi
sapere, perché mi piace osservare le dolci pennellate delle
barche a vela sull’azzurro del mare, soprattutto se hanno due
alberi e tante vele, come la tua.
Vorrei raccontarti
altre storielle, sapere cosa ne pensi della riunione di 600
capitribù iracheni che hanno solennemente giurato di non
ammazzarsi più fra di loro, ma so che hai tanto da fare e che
sei pure un po’ incavolato perché hai passato un’estate di m…
mentre Berlusconi aveva un sacco di tempo libero e si
trastullava con la barca in Sardegna. Che dici, i capitribù
iracheni sono sinceri? E se non sono loro a soffiare sul fuoco
dello scontro etnico in Iraq, c’è qualcun altro che ci prova?
Magari perché non sa più che pesci pigliare e teme di non
farcela a vincere le prossime elezioni, nonostante le
macchinette della Diebold?
No, perché la teoria
dell’affettatrice può essere applicata anche all’Iraq. La
Turchia vuole due etti di Kurdistan? Si può vedere…intanto ha
già spostato fior di truppe sul confine…
Rimangono gli
avanzi, i resti delle cene mai concluse. Che ne facciamo del
Kosovo? Una parte la consumiamo subito e quel che resta lo
infiliamo nel congelatore? E della Bosnia?
Dai, rispondici,
raccontaci veramente come stanno le cose perché – sai – un
giorno o l’altro potremmo stufarci di farcelo fare a fette, e
non sarebbe proprio un gran brutto giorno.
Carlo
Bertani