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Neque ullo
tumultu aut per violentiam, quamquam fuerunt qui res
novas absque sanguine nuncuparent, cum dissolvi
macilentiam nequaquam quibuslibet viventis corporis
commutationibus aequari possit. Nihil quoque, quod de
imis conruentibus cogitaretur imperiis, cum suopte id
fiat pondere, in vetustatis quadam elegantia neque sine
nobilitatis magnitudine. Qui neque ima minusve altiora
diligimus imperia, nihil omnino in illa humilitatis
ruina sive mirandum sive etiam quod paeniteret inveniri
posse censebamus.
[Non ci
fu bisogno di azioni tumultuose o violente, anche se
taluni parlarono di rivoluzione incruenta. Il marciume,
infatti, non ha nulla in comune con le trasformazioni di
un qualunque organismo vivente. Ancor meno si poteva
pensare a una crisi da basso impero, giacché un impero
rovina sotto la sua mole, in una specie di raffinata
vetustà, persino con nobiltà e grandezza. Noi stessi,
che non amiamo affatto gl'imperi, né i bassi né gli
alti, trovammo ben poco da ammirare, o commiserare, in
quello sfacelo di mediocrità.]
Igitur
spectantibus nobis neque ulla confisis spe, quae
recentioris historiae magis notabilia, ex quo tempore
per atrox A. Mori excidium, viri neque iniusti neve
expertis consilio, initium finis patefieri coeptum est,
ea visum et notanda et capitatim describenda esse.
[Perciò,
da spettatori sgomenti, ci proponiamo di narrare, in
questi capitoli, i fatti più notevoli della nostra
storia recente, a cominciare dall'atroce assassinio di
A. Moro. La morte di quest'uomo, né ingiusto né privo di
intelligenza politica, segnò davvero l'inizio della
fine.]
Quo sublato omnia innovata, seu potius restituta,
dominatusque in conventione factionum, quae semper, ad
excludendam nuper arcessitam partem, id est operarum
ordinis, cui cooptandae in rerum administrationem ille
intenderat.
Tunc statim factionum viri eorumque sodales potiti
omnibus vel minimis dominationis locis, ne interstitia
quidem relinquentes, ministeriis municipiis argentariis
opificiis valetudinariis coemeteriis, ubicumque vel
potentiae vel pecuniae quid oleret, ipsorum in
subselliis nates. Tunc grandes vel unius assis patroni
cum turba clientum, per ardaliones cruminariosque,
perficere confirmare solidare iam provectam
consuetudinem favores pro suffragiis permutandi. Tunc
magis magisque increvit connexio publici officii cum
sceleratis negotiis, criminum machinatione, occultis
potestatibus, civiumque convictus conruptus, ignorata
lex, res publica in ludibrium redacta, atque latronibus
mancipata.
[Con la
sua eliminazione tutto cambiò, o meglio, fu ripristinato
nella peggiore maniera. Il potere fu tutto concentrato
nei partiti, sempre i soliti, con un patto di ferro che
tendeva ad escludere le forze dei lavoratori, quelle che
egli aveva cercato di portare nell'area di governo. Si
vide allora la partitocrazia occupare tutti i possibili
spazi della vita pubblica, non lasciando liberi neanche
gli interstizi. Ministeri, enti, banche, industrie,
ospedali, persino i cimiteri, tutto finì nelle loro
mani. Dovunque ci fosse odore di soldi o di potere,
misero il culo sulla poltrona. Allora boss politici o
mezze tacche, riveriti da una folla di clienti, serviti
da ruffiani e portaborse, rafforzarono e resero stabile
la prassi già collaudata di scambiare voti e favori.
Allora s'allargò e divenne più organico il legame tra la
politica e il malaffare, la criminalità, i poteri
occulti: corrotta la civile convivenza, fatto scempio
della legalità, lo stato ridotto allo sfacelo, alla
mercé d' una banda di ladroni.]
Neque pro
suffragiis ingens illa distributio, sed ad modum
cuiusque vel cupidinis vel adrogantiae. Nam, cum
reservassent christipopulares sibi prima spoliorum,
veluti obsides facti sociorum, coacti eis cedere quae
infinita super erant, fragmentaque adversariorum
factioni molliendae, neque abnuentibus.
Proinde fieri non mirum ut socialistarum manus, quibus
suffragiorum pars fere decima, omnium dimidia raperent,
ita ut ne nates quidem pro tot sellis satis. Progressum
opus perfectumque cum B. Craxius ille suae
factioni est praepositus, cuius ambitio par corporis
ponderi minimeque consilium, quamquam a compluribus vir
publicus immo egregius, praesertim cum administrationis
princeps factus, credebatur. Qui, in speciem rodomontis,
huc illuc minitando, fulgurans sine lumine ac tonitrua
edens sibimet non nisi audita, vorax et ipse
voratorumque patronus, effecit ut duce se socialistarum
nomen pro fure ubique usurparetur. Hunc immodice colendo
feriatique perpetuo comitabantur cuiusvis generis
sectatores, per eum locupletati vel spe locupletes
evadendi, inter quos cognati in primis familiaresque,
scandentium agmen sine modo elegantiave, pumilionibus ac
saltatricibus adiectis. Haec scaena, hic grex
craxianorum, Italiaeque pernicies.
[Oltre
tutto, la spartizione del bottino non rispecchiava
neanche il rapporto di forze tra i pretendenti, ma la
cupidigia e l'arroganza di ciascuno. Infatti, gli stessi
democristiani, essendosi riservate le spoglie più
ambite, divennero quasi ostaggio dei cosiddetti alleati
e furono perciò costretti a cedere loro l'imponente
massa di tutto il resto. Dagli avanzi, qualche briciolo
toccò anche all'opposizione, per chiuderle la bocca (e
costoro, in qualche modo, ci stettero). Non c'era da
stupirsi, quindi, che una manciata di socialisti, col
loro scarso dieci per cento, arraffasse una buona metà
d'ogni cosa, al punto che non avevano abbastanza natiche
per tante poltrone.
Questo sistema raggiunse il culmine quando elessero
Craxi a segretario: un omone ambizioso quanto
grosso, non altrettanto fornito di talento. E pensare
che molti lo scambiarono per un fior di statista,
specialmente quando riuscì a farsi fare presidente del
consiglio!
Costui, minacciando di qua e di là, come un rodomonte,
fulminando senza lampi e tuonando senza voce, vorace la
sua parte e protettore di tanti mangioni, contribuì a
far sì che il nome di socialista fosse dovunque inteso
come sinonimo di ladro. Si circondava di una corte di
adulatori, arricchitisi per lui o speranzosi
d'arricchirsi, tra i quali in primo luogo parenti ed
amici, tante facce di rampanti arrapati e
incontentabili, sempre in festa, con un codazzo
schiamazzante di nani e ballerine. Questa la scena,
questi i personaggi della commedia, un'altra iattura del
bel paese.]
Attamen, cum
sint mortalia ultro perficienda, semperque peiora
prioribus, factum est ut, inter moras socialisticae
congregationis, per quam apokolokyntosis ei tributa,
convocaret iste in quodam suo mobili tabernaculo, quod
vulgo campestre, duos ex primoribus sociatae partis,
A. Forlanium ac J. Andreottium, quibuscum ferreum
pepigit foedus de rapiundis omnibus dividendisque. Sub
novo tunc ac vere infesto triumviratu, breviter nomine
Caf designato, omnis continentia pudorque in
meretricium prolapsus, dum per insaniam quasi festi diei
permagnam rei publicae quae manserant in favilla
solvuntur.
[Nondimeno, giacché le cose umane sono sempre
perfettibili, e non c'è limite al peggio, costui un bel
giorno, negli intervalli di quel congresso che gli
tributava una specie di apocolocyntosi, convocò due
pezzi da novanta del partito alleato, Forlani e
Andreotti, e strinse con loro il patto definitivo
della spartizione. Con quel nuovo e nefasto triumvirato,
il CAF per intenderci, ogni remora di pudore andò
a puttane e quel che rimaneva della Stato finì
crepitando in mortaretti, come in una pazza piedigrotta.]
Nota
bio-bibliografica
Franco Zoppo, l'autore di queste cronache, «è vivente,
ma questo non è necessariamente un pericolo per le
patrie lettere, che ne corrono di più seri». Nato il 4
dicembre 1929 a Pulsano «nella chora tarantina, dopo
plurime trasmigrazioni vive attualmente "in grembo agli
Antenori", insomma nella gora padovana. Suo lavoro la
scuola, sua libidine, tra le altre, la scrittura. Ha
scritto cose più impegnative: un romanzo, per dire, che
forse meritava sorte migliore».
(scheda estratta dalle quarte copertine delle sue opere)
Bibliografia minima:
Belmonte. La notte
chiara dei sensi
[romanzo storico], Congedo editore, Galatina (Le) 1991;
nuova edizione Il Filo, Roma 2006;
Fioravante di
Durazzo
[romanzo cavalleresco], Scorpione editrice, Taranto
1998;
Stravaganze... e ben
altro [scritti vari
e dispersi], libro pubblicato dall'autore;
Pseudi Publii
Cornelii Taciti Annalium Libellus postumus
[Libello postumo degli Annali dello (pseudo) Publio
Cornelio Tacito], I ed. 1994, riedito in
Stravaganze..., cit., pp. 303-367. |